FIRMA LA LETTERA AL SEGRETARIO DEL PD BERSANI

Lega democratica: Lettera al Segretario nazionale del Partito democratico 


Caro Pier Luigi Bersani, 

Siamo democratici napoletani che si stanno assemblando nella Lega democratica. Siamo un libero movimento, di iscritti e simpatizzanti, nato in città tre mesi fa, dopo sei mesi dal reiterato commissariamento del Partito democratico napoletano, per chiedere al Commissario provinciale del partito, Andrea Orlando, di convocare una Assise provinciale Senza Tessere e di indire Primarie Senza Ricevute per l’elezione del nuovo Segretario provinciale napoletano. 

Una provocazione? No, una reazione. 

Contro l’esclusione dalla vita politica del partito democratico napoletano nel quale militiamo e nel quale, a molti piacerebbe militare, condividendo il progetto politico e non l’ossequio personale. 

Ciò che sosteniamo è che a Napoli, dopo le ripetute sconfitte elettorali del partito a livello locale e regionale, urgerebbe la convocazione di una Assise di progetto, aperta a nuovi profili ed energie, che mettesse mano all’organizzazione del partito indirizzandola verso la restituzione ad ogni iscritto e simpatizzante del diritto a partecipare senza essere identificato come parte di una parte che a sua volte è parte di una parte. 

Ciò che denunciamo è un partito che non c’è. Nella terza città d’Italia. 

Può permettersi questo il Partito democratico? Rappresentare solo una parte del Paese? In questa fase politica di sospensione del ruolo della politica nel governo del Paese?

Se riflettiamo sugli avvenimenti politici che si stanno consolidando a Napoli e nel meridione non possiamo continuare a far passare sotto silenzio la condizione di marginalità in cui ci troviamo. 

Il Commissario ha ragione quando afferma che in queste condizioni ci siamo finiti noi. Ma questo assunto non può essere usato per giustificare l’avvio di una fase congressuale che rischia di portare l’orologio indietro di un anno.

De Magistris è una conseguenza politica del nostro fallimento. Così come lo è stato Caldoro. E prima ancora Cesaro. 

Questi fatti politici hanno mostrato in maniera nitida che gli elettori della nostra città, della nostra provincia e della nostra regione non hanno più fiducia nel partito democratico come forza credibile di governo del territorio.

Questa la realtà. Questa la prospettiva. 

Realtà e prospettiva che possiamo condividere con gran parte del partito democratico meridionale il cui polso batte sempre più lentamente.

Ciò che stiamo cercando di spiegare è che il polso può diventare piatto. Con conseguenze negative sul piano nazionale. Soprattutto quando si tratterà di competere per il Governo del Paese.

Il Commissario legge questa nostra denuncia, che cresce di intensità tra i democratici napoletani, come contrapposizione pregiudiziale al suo operato. Non è così. 
Accogliemmo la sua nomina con rispetto e siamo stati impegnati nelle competizioni elettorali al suo fianco mentre molti di coloro che oggi ritornano, scappavano, si eclissavano, lavoravano contro Morcone. 

Così come avevano fatto contro De Luca e prima ancora contro Nicolais. 

Tutti candidati del partito democratico allo sbaraglio.

Dunque, con lo stesso rispetto con il quale lo abbiamo accolto, ad un anno dalla sua venuta, possiamo criticare il suo operato? Possiamo esprimere il nostro pensiero? O c’è un pregiudizio nei nostri confronti?. 

Al Commissario abbiamo chiesto udienza. Lo abbiamo invitato alle nostre iniziative. Gli abbiamo parlato. Detto che non siamo in contrasto con lui, ma che non possiamo essere d’accordo con il suo modo di procedere, anche se capiamo la sua intenzione di lasciare Napoli e di tornare alle sue funzioni nazionali a tempo pieno.

Ma il Commissario ci tratta come degli Invisibili. Eppure, noi siamo quelli che dicono senza ombre, da decenni: basta con le percentuali e con la sindrome delle minoranze che contano in quanto minoranze. 

E non riusciamo ad accettare di ritornare al passato, di vedere affidare agli stessi uomini e donne che hanno prodotto la crisi del partito, il nuovo inizio. Magari con un accordo tra le percentuali. Magari con qualche specchietto per le allodole da presentare alla stampa.

Non ci sembra proprio un grande risultato. E poi, non c’è nessuna fretta, nessuna elezione è all’orizzonte. 

Dunque, perché procedere? 

Perché avviare il tesseramento cercando di salvare le apparenze con la tracciabilità degli iscritti? 

Il Pd napoletano ha pochi circoli e ancora meno militanti. Non è difficile capire che chi si tessererà lo farà in maniera indotta. 

Tracciabile, ma indotta. 

Il cui numero sarà determinato dagli accordi che le varie componenti conseguiranno. 

Quali accordi? 

Le voci di dentro, quelle bene informate, quelle che stanno movimentanto le iniziative politiche democratiche in città raccontano di un punto di partenza: conferire ad ognuna delle cinque componenti più forti un peso del 20%. cadauno. Così da determinare una unità di facciata e consentire al Commissario di terminare la sua esperienza napoletana e al partito democratico provinciale di tornare alla normalità, nel senso di normalizzazione.

Se così sarà, se questa idea si concretizzerà, assisteremo ad un congresso pilotato, che passerà alla storia come quello 20%.

Una follia. Per noi Invisibili non condivisibile. 

Era nostro intendimento spiegare al Commissario le nostre ragioni, motivargli la stanchezza di essere prigionieri da decenni di una lotta senza esclusioni di colpi dei galli e dei loro pollai.

Gli avremmo detto: fai seguire i fatti conseguenti alle analisi che accompagnano le tue tesi sul partito napoletano. Apri alla diaspora e condividi con loro la gravità della situazione politica e con loro, in una discussione franca e motivata, dai il là alla fondazione del partito democratico della città metropolitana. 

Niente da fare. Non ci ha mai voluto incontrare.

Così adesso ci rivolgiamo direttamente a te, così come siamo abituati a fare: senza giri di parole.

Caro Segretario, il Pd napoletano non è mai nato. Lo facciamo nascere? Gli diamo il fiato per respirare, le gambe per camminare, le mani per non cadere in tentazione? 

Per fare questo, pensiamo, che ci vogliono democratici motivatissimi e consapevoli che il lavoro da fare è tanto. Perché bisogna resettare il passato remoto e prossimo e lavorare sul presente, ricostituendo i circoli territoriali, riconoscendo ad essi le proprie funzioni di organizzatori della vita politica di base e quell’autonomia e responsabilità piena della direzione del circolo e del partito provinciale, istituendo, ad esempio, per i segretari dei circoli, le cariche di diritto temporaneo nei Consigli Provinciali, così da sottrarre definitivamente il controllo sull’organizzazione delle percentuali, delle tante minoranze che si riconoscono in quanto tali e non come idee e progetti politici.

Crediamo che Napoli debba essere oggetto da parte della Direzione nazionale del partito, di una riflessione aggiornata ad un anno dalla fine nella polvere di un ciclo di governo lungo. Per analizzare ciò che è stato fatto dal Commissario per rimettere su tutta l’organizzazione. E verificare, dalla valutazione del risultato, se non è il caso di nominare un nuovo Commissario, in H24. A cui dare il compito della missione possibile: far nascere il partito democratico napoletano. 

Siamo così consapevolmente allarmati del ruolo marginale che il Pd svolge nella nostra provincia che non vediamo altra via d’uscita che un nuovo inizio. Anzi l’inizio della costruzione del Partito democratico napoletano nella realtà contemporanea, legato alla città responsabile, che non sopporta più di essere amministrata dai populisti, di correre sempre in soccorso del vincitore fino a quando non è, a sua volta, sconfitto.

Ciò che noi chiediamo è di contribuire a costruire un partito di uomini e donne liberi di fare politica, di vivere dell’imprevisto della politica, di impegnarsi senza scopo di lucro per il bene e il benessere comune.

Per sentirsi parte di una comunità che ambisce a dare ai suoi cittadini un lavoro, una casa, l’istruzione, la cura, la sicurezza. Non caste e immobilismo sociale.

Molti di noi a queste idee hanno dedicato gran parte della propria vita. E continueranno a farlo insieme alle nuove generazioni democratiche napoletane che mettono al primo posto la città, l’Italia.

Democratici che sentono l’orgoglio e la responsabilità di essere cittadini della città Capitale di un meridione che ha ancora aperta drammaticamente la sua questione e di essere parte di una delle Capitali del mondo, che più pesa nella geografia politica euromediterranea.

Democratici che pensano che una città che ha queste funzioni non può più fare i conti con l’arretratezza e la mancanza di prospettive di crescita. Ma deve risolvere i suoi problemi per assolvere al proprio ruolo per la crescita civile ed economica del sud.

Per far questo, la città, deve rifiutare l’idea dell’uomo solo al comando, per partecipare come comunità consapevole alle soluzioni. In un territorio, che è sempre bene tenere in mente, è asfitticamente controllato dalle mafie. 

Dunque, ciò che abbiamo maturato e che non abbiamo bisogno di un partito democratico napoletano che si autoriformi con compromessi tra gruppi e sottogruppi. Ma di un partito che resetta il suo degrado politico. Capace di avviare una discussione libera e franca che includa e non escluda. Che lavori alla sua organizzazione per essere parte viva della società politica napoletana, professando la laicità dei comportamenti e delle decisioni. Attenendosi al principio che i primi non devono mai essere offensivi e le seconde prese a favore dell’interesse generale.

Caro segretario, 

le forze non mancano. 

A Napoli e nella sua provincia c’è tanta sinistra riformista radicale, c’è tanto popolarismo laico, ci sono i liberali, i repubblicani. Ci sono tanti democratici che non si riconoscono in queste culture ma nella sintesi che il progetto di costruzione di questo nostro partito ha prodotto. 

La maggioranza di questi democratici sono ragazzi e ragazze. Espressioni pulsanti della contemporaneità. Visioni concrete per il futuro. Sono ancorati alla Costituzione. Pensano che nel mondo di domani quei principi di uguaglianza e di libertà che vi sono scritti, possono effettivamente realizzarsi perché il mondo delle comunicazioni si è ampliato e si possono mettere in discussioni privilegi e poteri. 

Noi chiediamo, senza alcuna intenzione polemica, di riflettere sul fatto che è giunto il tempo di nominare un nuovo Commissario. A cui affidare il compito di fondare anche a Napoli il Partito democratico. 

Un commissario che lavori a tempo pieno, che stia in città. Che ascolti quanti chiedono di cambiare non pagina, ma libro.

Che valuti senza pregiudizio la proposta che noi avanziamo di convocare una Assise provinciale che parli di organizzazione e progetto. Con la missione di proporre una direzione temporanea del partito provinciale napoletano composto dai segretari di circolo che affianchi il nuovo Commissario nella sua missione di fondare il Pd napoletano e restituirgli ruolo e sostanza nella direzione nazionale del partito, nella rappresentanza parlamentare, regionale, comunale.


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