NESSUNO TOCCHI FRA' GIGINO, CAVA DE' TIRRENI



A partire dal V secolo le basiliche cristiane cominciarono ad
essere dotate di campanili. Verso la metà dell'VIII secolo il Papa Stefano II
ne costruì uno a S. Pietro, ma in quell'epoca se ne trovavano uno un po'
dappertutto. Le campane, sostituendo in Occidente l'uso della raganella o della
simandra care ai monaci orientali, che conosceranno anche l'uso delle campane a
partire dal X sec., aggiunsero un supplemento di festività alla liturgia.
A partire da allora le campane diventano componenti essenziali della storia e
della vita delle comunità segnando i momenti belli e tristi della vita di ogni
paese e di ogni famiglia e scandendo il tempo che scorre inesorabile, ma
che  avvicina sempre più l'uomo all'incontro con Dio. Tanti sono gli
avvenimenti lieti e tristi della storia, della nostra storia, che sono segnati
dalla presenza delle campane. Ognuno di noi puo’ esserne Testimonial.                                                                    I tempi di don Camillo e Peppone, se anche ci sono stati, ormai
sono finiti. Rispettiamoci ma non facciamoci annientare,  i cristiani hanno costruito questo paese
anche con il suono delle campane. La campana serve a indicare le celebrazioni
liturgiche e le altre manifestazioni di preghiera e di pietà popolare, scandisce
i momenti più importanti della vita della comunità cristiana, saluta la nascita
cristiana delle persone, amplifica la gioia per la celebrazione dei matrimoni,
accompagna al cimitero i nostri cari recandogli l’ultimo saluto ,chiama a
raccolta, avvisa di un incendio e infine richiama al mattino, a mezzogiorno e
alla sera il saluto a Maria. Ma l'uso più comune delle campane è quello di
allietare le celebrazioni liturgiche : non si tratta solo di chiamare i fedeli,
ma di contribuire al clima di festa e partecipazione , si tratta insomma di
fare comunità.                                                                                                                                                   In un clima di festa si sparino pure i fuochi che allietano il nostro spirito e portano gioia sui
nostri visi.«e si scampanava più per allegria, che per avvertir la gente», scriveva il  Manzoni nei Promessi Sposi.

Sicuramente occorre farne un uso equilibrato ma non mi associo a
quanti ritengono che si debba, in buona sostanza, smettere di suonarle, non per
niente siamo la patria di Pier Capponi! Come il Vicerè in fuga da Milano in
rivolta, di manzoniana memoria, diceva al cocchiere che lo portava fuori dalla
mischia: «Adelante Pedro, con judicio!» a Frà Gigino dico suoniamo sì ma con
giudizio e moderazione, la funzione di segno cosi come previsto e tutelato nell’ambito
del concordato Chiesa-Stato Italiano (siano quindi percepibili da parte dei
fedeli), ma non siano fonte di disturbo per chi ha necessità di riposo o per
particolari categorie di ammalati.



 

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