No a «Linee guida» su omofobia che imbavagliano libertà di stampa

No a «Linee guida» sull'omofobia che imbavagliano la libertà di stampa
Appello dei comitati Sì alla famiglia

Gent.ma Prof.ssa
Maria Cecilia Guerra
Vice-Ministro con delega per le Pari Opportunità
segreteriaviceministroguerra@lavoro.gov.it

Spett. Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali
unar@unar.it

Spett. Presidenza del Consiglio dei Ministri
segreteriausg@governo.it

Siamo giornalisti, blogger e semplici lettori di giornali e di blog che si riconoscono nel programma dei comitati Sì alla famiglia (www.siallafamiglia.it) e che hanno letto con viva preoccupazione le «Linee guida per un'informazione rispettosa delle persone LGBT» pubblicate nel dicembre 2013 dall'Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale (UNAR).
Molti di noi sono cattolici, e tutti ci riconosciamo nell'invito del  «Catechismo della Chiesa Cattolica» ad accogliere le persone omosessuali con «rispetto, compassione, delicatezza», evitando nei loro confronti «ogni marchio di ingiusta discriminazione», come pure nella raccomandazione di Papa Francesco a non giudicare queste persone in quanto persone.
Vogliamo però rimanere liberi - mentre non giudichiamo le persone - di continuare, senza essere sanzionati come «omofobi», a giudicare criticamente quei comportamenti che lo stesso «Catechismo» considera «intrinsecamente disordinati», affermando che «in nessun caso possono essere approvati», né - quindi - ricevere riconoscimenti giuridici sotto forma di «matrimoni»  o di unioni civili, queste ultime semplice battistrada per introdurre in seguito nelle leggi il «matrimonio» fra persone dello stesso sesso, con conseguente apertura anche all'adozione.
Che questa libertà continuerà a essere garantita a chi in Italia scrive sui giornali o parla alla televisione non ci sembra assicurato dalle «Linee guida». Qui troviamo - insieme a un'apologia incondizionata dell'ideologia di genere - la denuncia di concetti come «tradizione» e «natura» che sarebbero, se riferiti al matrimonio, intrinsecamente omofobi, la tesi secondo cui sostenere che ogni bambino «ha bisogno di una figura maschile e di una femminile come condizione fondamentale per la completezza dell'equilibrio psicologico» sarebbe la semplice propagazione di un «luogo comune», l'invito ai giornalisti - specie radiofonici e televisivi - a dare spazio alle tesi degli attivisti LGBT senza contraddittorio di oppositori, e per converso a riportare eventuali dichiarazioni di queste oppositori solo con titoli che le evidenzino come inaccettabili e dando spazio alle organizzazioni della militanza omosessuale per criticarle.
Non si tratta di opinioni in libertà ma di prescrizioni la cui violazione è dichiarata contraria alla deontologia giornalistica, con la prospettiva non teorica di sanzioni che mettono a rischio la libertà religiosa, la libertà di stampa e la libertà di espressione, del resto già compromesse da analoghi documenti che riguardano il mondo della scuola.
Chiediamo quindi all'UNAR, al Ministero delle Pari Opportunità e alla Presidenza del Consiglio una profonda revisione delle «Linee guida», preceduta da consultazioni che diano voce alle associazioni, anche cattoliche, di difesa della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, e non solo ai gruppi di attivisti LGBT.


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