No alla bibliometria per valutare università e ricerca

Al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza

Onorevole Ministro,

L'università e la ricerca pubbliche in Italia hanno ormai le ore contate. Alla quasi totale sparizione dei finanziamenti si aggiungono le pesanti ripercussioni che saranno causate dal nuovo sistema di reclutamento e di progressione delle carriere basato sulle mediane degli indicatori bibliometrici concepito dall'Agenzia Nazionale di Valutazione di Università e  Ricerca (Anvur).

Per sgombrare subito il campo dai facili malintesi, deve essere chiaro che noi non contestiamo la bibliometria dell' Anvur per timore della valutazione. Siamo dei seri professionisti, abituati ad essere giudicati dai peers per la pubblicazione dei nostri lavori e dagli studenti che assistono alle nostre lezioni. Siamo convinti che una valutazione seria, trasparente e condivisa dell’attività scientifica di ricercatori e docenti, sia un requisito fondamentale e irrinunciabile per il buon funzionamento del sistema dell'Università e della Ricerca. Riteniamo però estremamente pericoloso dal punto di vista culturale e scientifico che la valutazione sia affidata esclusivamente a un sistema bibliometrico.

Come lei sa, a livello internazionale non esistono precedenti per quanto riguarda un uso rigido e automatico della bibliometria ai fini della valutazione della ricerca e dei ricercatori. Infatti, gli indicatori bibliometrici sono ritenuti inadeguati, in assenza di altri parametri, per valutare i livelli di qualità, autonomia scientifica o originalità di ricerca ed il loro uso è fortemente sconsigliato (http://www.roars.it/online/incerti-incompleti-e-modificabili-ecco-gli-indicatori-dei-candidati-allabilitazione/). Gli indicatori dell'Anvur, infatti, non entrano nel merito del numero degli autori e del contributo apportato dai singoli partecipanti agli articoli soggetti a valutazione e non tengono conto del livello qualitativo delle sedi di pubblicazione. Come se non bastasse, le forti oscillazioni che i valori delle mediane mostrano tra settori, anche appartenenti alla stessa area, creano forti disparità tra concorrenti: in certi casi è sufficiente avere una produzione appena mediocre per essere abilitato, mentre in altri viene richiesto un curriculum tale da mettere in difficoltà anche studiosi di fama internazionale. E' quasi inevitabile che questo sistema casereccio di "valutazione di stato" finirà per produrre svariate distorsioni, dando luogo in molti casi ad una meritocrazia alla rovescia, premiando la quantità a scapito della qualità. E i risultati "pazzi" della recente VQR ne sono la prova.

L’utilizzo rigido degli stessi indicatori è stato messo in discussione addirittura dalla stessa Anvur. Sul sito dell'agenzia si legge, infatti, che il mancato raggiungimento dei parametri non preclude in alcun modo il diritto a partecipare alla abilitazione nazionale e anche il Ministero in un comunicato, ha invitato le commissioni a non considerarli indispensabili per l’abilitazione. Questa tardiva "conversione” ha però creato ulteriori problemi: nelle attuali abiltazioni le varie commissioni hanno adottato metri di giudizio diversi, con il risultato di fomentare polemiche, contenziosi e ricorsi che potrebbero mandare in stallo l'intero sistema. Una situazione stigmatizzata anche dai membri di molte commissioni che vivono una evidente frustazione per il gravoso e inutile compito che sono costretti a svolgere.

Usando una metafora biologica, il virus delle mediane Anvur in realtà sembra ormai fuori controllo e si sta rapidamente diffondendo, con ripercussioni negative a vari livelli. Ad esempio, in fase di reclutamento locale, le mediane potranno essere utilizzate come armi improprie per attuare una sorta di "eugenetica di docenti e ricercatori", ovvero: solo chi supera le mediane vale. Questo, in verità, sta già avvenendo per la selezione dei progetti di ricerca e per la scelta dei coordinatori dei dottorati di ricerca e dei membri della relativa giunta. Si tratta di fenomeni aberranti sia dal punto di vista scientifico che culturale.

Un altro effetto perverso scatenato da questa "infezione" è rappresentato dalla spasmodica corsa al superamento delle mediane. Uno spinta perversa a pubblicare molto e subito, con ovvie ricadute negative su qualità, originalità e profondità del contributo scientifico, ma anche uno stimolo a mettere in atto escamotage e a innescare comportamenti scorretti, secondo la peggiore tradizione italiana. I soliti furbetti dell'accademia italiana, infatti, si stanno già attrezzando per racimolare surrogati di pubblicazioni su riviste caserecce dell'ultimo minuto e per barattare authorship e citazioni. Non c'è che dire, proprio un bel segnale educativo per le giovani generazioni.

 

Gentile Ministro, in virtù di quanto esposto, è evidente che malgrado le ingenti risorse e le energie investite, la nave nell'Anvur rischia di affondare prima di salpare, a causa di un sistema valutativo che si sta rivelando già in partenza più controproducente che utile.

Le chiediamo, quindi, che vengano riviste sostanzialmente l'organizzazione e la funzione dell'Anvur e che sia abolito l'utilizzo dei requisiti bibliometrici, per mettere in atto misure urgenti ed efficaci volte ad instaurare un nuovo sistema di valutazione ispirato alle migliori pratiche internazionali. Un sistema basato su etica, qualità e responsabilità con il ruolo centrale dei Dipartimenti nel reclutamento e nella progressione delle carriere, che preveda una valutazione ex-post dei ricercatori e dei Dipartimenti stessi su base premiale.

 

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