Per il diritto alla conoscenza delle proprie origini

 

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

al Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni

ai Presidenti di Camera e Senato

al Governo

al Parlamento

alla Commissione bicamerale per l'infanzia

alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

alla Commissione Giustizia del Senato della Repubblica



Egregi

Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, Presidente Sen. Piero Grasso, Presidente On. Laura Boldrini, Ministri, Senatori e Onorevoli,

migliaia di cittadini italiani, figli adottivi non riconosciuti alla nascita,  vivono attualmente in  uno stato di attesa, sospesi tra la Sentenza della Corte Costituzionale, la 278/2013 e il vuoto legislativo non ancora colmato dalla modifica dell'art. 28 della legge 184/1983. Nel novembre 2013 la Corte Costituzionale ha sancito l'illegittimità costituzionale dell'art. 28 della legge 184/83 nella parte in cui non prevede le modalità attraverso le quali assicurare ai figli adottivi non riconosciuti alla nascita il diritto di accesso alle informazioni sulle proprie origini. Affinché la madre biologica possa riesprimersi, la Consulta ha, quindi, rinviato al Legislatore di provvedere a determinarne le modalità. Tale rinvio risulta, a tutt'oggi, ancora disatteso. Nel contempo molti dei cittadini non riconosciuti alla nascita stanno presentando ai Tribunali per i minorenni di competenza, le richieste di accesso ai dati identificativi dei propri genitori biologici, ottenendo risposte molto diversificate, tanto da creare un vero e proprio stato di disuguaglianza tra cittadini, peraltro già discriminati rispetto agli altri.

Attualmente, quindi, il nostro Paese non risulta ancora essersi adeguato alla normativa vigente  nella maggioranza degli Stati,  né alle numerose Direttive Europee e alle Convenzioni Internazionali che affermano la necessità di offrire a ciascun individuo la piena cognizione di se stesso e delle proprie origini, quale imprescindibile diritto della persona umana, né risulta essere in linea con i dettami della succitata Sentenza della Corte Costituzionale n. 278/13.

Per rispondere alle  esigenze delle migliaia di cittadini che risultano ancora oggi esclusi per sempre da ogni possibilità di conoscenza delle proprie radici, nonché  di informazioni fondamentali circa gli aspetti sanitari che li riguardano e che potrebbero risultare determinanti nella prevenzione e nella cura di eventuali patologie, è nato il Comitato nazionale per il Diritto alla conoscenza delle origini biologiche, che è impegnato da tempo affinché venga ristabilito un criterio di equità nella delicata e complessa questione di questa categoria di cittadini  per i quali, ancora oggi, vige il divieto assoluto, previsto dalla Legge 31 dicembre 1996, n. 675 e dalla Legge sull'adozione, n. 184 del 1983.

Tutta l'attività del  Comitato è orientata verso la modifica della normativa vigente, con il consenso ed il supporto, anche operativo, di cultori del Diritto, di Magistrati, Bioetici e Studiosi di scienze umane, nonché  di autorevoli esponenti della Chiesa Cattolica e del Movimento per la Vita, di alcune Associazioni di famiglie adottive, e di molti Politici. Sono state presentate, a tale riguardo già nella XVI Legislatura  diversi progetti di legge, così come in quella attuale ben cinque proposte e precisamente la n. 784 dell'On. Luisa Bossa (PD), la n. 1874 dell'On Michela Marzano (PD), la n. 1901 dell'On. Carlo Sarro (FI), la n. 1983 dell'On. Antimo Cesaro (Scelta Civica), e la n. 2321 dell'On.Vittoria Michela Brambilla che, redatte in un unico testo, dopo un attento esame in Commissione Giustizia sono state votate il 18 giugno 2015 alla Camera dei Deputati. Il nuovo disegno di legge n.1978 è stato trasmesso al Senato e ad oggi, è  in attesa di essere votato in  Commissione Giustizia. 

Il testo di legge si propone di modificare la legge vigente, per offrire l'opportunità di accesso ai dati anagrafici biologici di chi ne faccia richiesta. Attraverso opportune forme di mediazione e rispettando pienamente la privacy, sarà possibile interpellare la madre biologica per una eventuale cancellazione del segreto, attualmente fissata, nella migliore delle interpretazioni, alla inammissibile età di cento anni, ma, che  una applicazione  stricto sensu  della normativa, farebbe intendere come divieto assoluto e permanente.

Siamo certi  che non mancherà, in nome del profondo senso di Giustizia,  il Vostro illustre impegno per un rapido e agevole progresso dell'esame del menzionato disegno di legge,   affinché migliaia di cittadini non siano più turbati dal perpetrarsi di questa iniquità non sanata, costretti a muoversi,  il più delle volte, al di fuori della regolamentazione, in situazioni ai limiti della legalità, diventando frequentemente oggetto di talk show, questuando comprensione e pietà su un argomento che dovrebbe essere di esclusiva competenza del Diritto, per la restituzione della piena dignità ed uguaglianza civile.

 

Il Comitato nazionale per il diritto alla conoscenza delle origini biologiche

 

 

 

 

 

 

 


Comitato per il diritto alle origini (modifica art.28 Legge 184/83)    Contatta l'autore della petizione


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