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La buona novella da Ginevra

2016-09-14 19:40

LA PIU' IMPORTANTE CONQUISTA DEL PACIFISMO NEL DOPOGUERRA E' IN DIRITTURA D'ARRIVO LANCIATA DAL GRUPPO DI LAVORO ONU DI GINEVRA SUL DISARMO NUCLEARE
LA BUONA NOVELLA RACCONTATA E DIFFUSA DA PALERMO (23 settembre)

Gli Stati non nucleari hanno lanciato il cuore oltre l'ostacolo ed il 19 agosto hanno deciso che, essendo maggioranza, l'ONU dovrà, con un Trattato, persino con le potenze nucleari in disaccordo, dichiarare fuori legge le armi nucleari, così come ha già fatto con le armi chimiche e biologiche.
Il Trattato aprirà la strada a negoziati per una Convenzione che elimini effettivamente gli ordigni atomici: si può bene capire che negoziare per distruggere armi dichiarate "criminali" è ben altra cosa che farlo per armi “legalizzate” dal TNP, anche se in via provvisoria!
(Per approfondire l’argomento si veda l’articolo di Luigi Mosca apparso sul sito di “Massa Critica” http://www.massacritica.eu//?s=luigi+Mosca&x=7&y=6)
La “buona novella” per la sopravvivenza di tutta l’Umanità sarà annunciata in Italia durante il convegno del 23 settembre a Palermo nel quale i nonviolenti avanzeranno le loro proposte su "Pace, difesa e sicurezza nel Mediterraneo".
(Vai su: https://propostanonviolenta.wordpress.com).
Considerato che la grande stampa non ha dedicato ad essa - la buona novella della messa al bando giuridica delle armi nucleari - un rigo, a nostro avviso, vale la pena seguire il convegno non foss'altro che per questo motivo.
Ma la discusione si impegnerà anche ad avanzare nuove proposte sulla difesa nonviolenta, che, per quanto riguarda in particolare ambasciate di pace e corpi civili di pace - e per quanto ci riguarda - non nascono da semplici sogni accademici, o dalla progettazione “pacifista” sul servizio civile, ma dalle rischiose ed esemplari esperienze della Casa per la Pace a Bagdad (1990-1991) e dall’Ambasciata di Pace a Pristina (1995-1997), eredi della Resistenza nonviolenta di Comiso.
La proposta nonviolenta per la sicurezza nel Mediterraneo è basata sulla cooperazione; per la difesa è basata sulla forza dell'unione popolare, che ricerca la pace per la via della pace.


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L'Italia si schieri con il fronte antinucleare a Ginevra - Lettera aperta ai parlamentari - 28 aprile 2016

2016-04-28 13:16

GENTILI DEPUTATE E DEPUTATI, SENATRICI E SENATORI   LETTERA APERTA ALLE E AI PARLAMENTARI - 28 APRILE 2016

L'Italia si schieri con il fronte antinucleare a Ginevra (OEWG dell'ONU) e coerentemente rimuova tutte le armi nucleari dal proprio territorio  

L’Italia si prepara ad accogliere nelle basi di Ghedi ed Aviano le nuove, costose bombe atomiche statunitensi B-61-12, per quello che se ne sa una 70ina, in sostituzione delle attuali B-61, bombe che saranno montate sui caccia-bombardieri F35 in via di acquisizione. Esse, teleguidate e non semplicemente a gravità, hanno capacità anti-bunker che abbassano la soglia dell’uso nucleare, cioè sono adatte ai piani NATO per il cosiddetto “first-use”, dottrina mai abbandonata contro il “nemico russo” di sempre, applicazione del concetto strategico di “guerra nucleare limitata”. Allo stesso modo gli F-35 erediteranno le funzioni che attualmente assolvono i Tornado nella “condivisione nucleare NATO”, che coinvolge anche Germania, Belgio, Olanda e Turchia. Né va ignorato il via-vai mediterraneo di navi e sommergibili USA, che possono – “non confermate né smentite”, secondo la formula ufficiale -trasportare armi nucleari, negli 11 porti italiani ufficialmente “nucleari”. Mentre nel mondo gli Stati non nucleari a Ginevra, con l’Open Ended Working Group dell’ONU (la seconda sessione si concluderà il 13 maggio pv), forzando la “gabbia” del Trattato di Non Proliferazione, pongono finalmente sul tappeto delle decisioni internazionali urgenti un Trattato per l’interdizione delle armi nucleari, AUSPICHIAMO che l’Italia, Paese dalla Costituzione identitariamente “pacifista”, contribuisca da subito al disarmo nucleare mondiale. Questo significa impegnare il nostro governo: 1)  a sganciarsi dalla subalternità nei confronti delle potenze nucleari e a schierarsi con gli Stati – già la maggioranza dei membri ONU!- che hanno sottoscritto l’Impegno Umanitario e che hanno, per così dire, su proposta del Messico, “strappato” l’OEWG all’ultima Assemblea generale (dicembre 2015); 2)  a rimuovere unilateralmente dal nostro territorio, quale primo passo nella direzione giusta della denuclearizzazione generale e globale, qualsiasi arma nucleare e a non consentirne su di esso il trasporto o qualsiasi altra attività connessa. E', tra l'altro, quanto a suo tempo chiese la proposta di legge di iniziativa popolare n.172 del 26.7.2007  "Per un futuro senza atomiche" che raccolse più di 67.000 firme e fu consegnata alla presidenza della Camera il 27 marzo 2008 (finendo poi per giacere nei cassetti).     Dobbiamo comprendere che qualsiasi forza di dissuasione è in realtà una illusione mortale (suicidaria!), dato che la guerra nucleare può essere scatenata persino "per incidente, per caso o per errore"; e che possedere ed ospitare armi nucleari costituisce oggi un fattore potente di riarmo e di proliferazione. Secondo gli scienziati atomici non abbiamo tempo da perdere, ci troviamo oggi a 3 minuti dalla Mezzanotte nucleare, e dobbiamo essere consapevoli che siamo – tutta l’Umanità – per la quale il disarmo nucleare deve diventare un “diritto” – sulla stessa barca! Il parlamento italiano – è la richiesta che vi rivolgiamo – deve discutere ed emanare – in vista della sessione di maggio a Ginevra - degli atti di indirizzo in questo senso per il governo e la sua diplomazia più univocamente espliciti di quelli finora approvati. La stessa UE, che ha a capo della PESC Federica Mogherini, deve essere investita della problematica antinucleare senza mezzi termini, anche perché è dovere di tutti gli italiani ad ogni livello dare esecuzione in tutte le sedi al voto popolare contro il rischio “atomico”, espressosi nel referendum del giugno 2011.   I nostri auguri di buon lavoro,  

ALEX ZANOTELLI – Alfonso Navarra – Antonia Sani – Luigi Mosca – Giovanna Pagani – Ennio La Malfa – Giuseppe Bruzzone – Laura Tussi – Fabrizio Cracolici – Mario Agostinelli –  28 aprile 2016   Altre firme su: www.petizioni24.com/esigiamo  

Per info da parte dei "DISARMISTI ESIGENTI": ALEX ZANOTELLI Alfonso Navarra cell. 340-0878893           Email alfiononuke@gmail.com Antonia Sani- WILPF-Italia- cell. 349-7865685       Email antonia.sani@alice.it 


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LA COP 21 DI PARIGI : BILANCIO E PROSPETTIVE DEI « DISARMISTI ESIGENTI »

2016-02-09 19:17

LA COP 21 DI PARIGI : BILANCIO E PROSPETTIVE DEI « DISARMISTI ESIGENTI »

PROGETTO DI « DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UMANITA’» : ANCHE NOI VOGLIAMO E DOBBIAMO CONTRIBUIRVI

VERSO GINEVRA (ONU) NEL 2016: ESIGIAMO IL BANDO DEGLI ORDIGNI NUCLEARI !

Alfonso Navarra

(Comunicazione del 23 dicembre 2015)

Antinucleari a Parigi in missione per il "diritto" al disarmo nucleare. La nostra delegazione di "disarmisti esigenti" (in particolare Mario Agostinelli ed Heidi Meinzolt ed altre attiviste WILPF – Anna Lisa Milani, Anita Fisicaro - all’inizio, Luigi Mosca e Alfonso Navarra, presenti nella fase finale) ha partecipato ai lavori della COP 21 di Parigi – la Conferenza ONU sul clima che si è svolta dal 30 novembre al 12 dicembre 2015. Avevamo un compito preciso, rafforzato dal voto della Camera dei deputati del 26 settembre 2015, che ha approvato una mozione di Sinistra Italiana, primo firmatario Filiberto Zaratti, anche ispirata da noi: riuscire a far emendare, includendo il riferimento alla guerra nucleare, la "Carta dei diritti dell’Umanità" che si presumeva che il presidente francese François Hollande avrebbe lanciato dalla conferenza stessa.

(Nota bene. La documentazione relativa alla giornata di discussione alla Camera: "COP21 La sfida che non si può perdere – L’Italia e l’Europa verso la Conferenza di Parigi", è rinvenibile alla URL:

Qui si possono trovare le comunicazioni del Governo a partire da pag. 1 e la discussione relativa alle risoluzioni presentate. A pag. 50 si legge: "La Camera approva con 159 si’ e 74 no". Ciò riguarda la risoluzione di nostro interesse che è la 6-00178, riformulata ben due volte nel corso di seduta, e se ne puo’ trovare il testo integrale nell'allegato A del quale si riporta qui sotto il link:

Si deve andare alle pag. 41 per il primo testo e pag. 46 per il testo modificato).

 

Già comunque, prima di partire, avevamo valutato la non attendibilità di Hollande quale interlocutore disponibile ad ascoltare e recepire la nostra proposta, causa una politica della Francia fortemente pro-nucleare, nel campo militare ma anche nel campo civile, sottolineata da questo Paese in tutte le sedi internazionali. Per questo abbiamo richiesto via mail un incontro con il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, possibilmente ma non necessariamente nei giorni della COP 21, pensando ad un suo possibile appoggio – fondato sulle sue prese di posizione – ad una risoluzione delle Nazioni Unite relativa ad una Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Umanità. Dovremo ora scrivergli in modo più formale e darci da fare per riuscire ad ottenere un appuntamento.

A Parigi è però successo che Hollande non ha lanciato, come in precedenza aveva annunciato, la sua "Carta" prendendosi invece il tempo di proporla come risoluzione dell'ONU: ed ora non ci interessa stare ad arzigogolare sui motivi di questo suo tentennare (si visiti il sito: ). Ragion per cui – questo è l’essenziale dal nostro punto di vista "tattico" - non abbiamo avuto l’appiglio di base a cui agganciarci per inserire il nostro discorso sul nucleare. Né abbiamo potuto contare su una altra sponda possibile da parte del governo italiano che, nella sua attività durante la COP di Parigi, ha bellamente ignorato le sollecitazioni antinucleari che gli provenivano dalla mozione di Sinistra Italiana. Il governo italiano ha seguito la COP di Parigi – nella blindatissima "zona blu" di Le Bourget - con il ministro dell’ambiente Paolo Galletti (dopo una breve comparsa del premier Matteo Renzi); il quale, con l’aiuto dei suoi "sherpa", ha negoziato, per quanto ne sappiamo, riferendosi solo ad una problematica di ambientalismo ristretto, compartimentato e riduttivo.

Galletti si è unito al coro del trionfalismo generale rispetto all’accordo venuto fuori dal meeting di Parigi: e lo leggiamo sul sito ufficiale del suo Ministero, nel contesto delle sue scontate vanterie sull’impegno ed i risultati dell’Italia ():

"Considero una grande vittoria italiana ed europea la decisione che vincola tutte le nazioni del pianeta a darsi l'obiettivo di contenimento entro 1,5 gradi centigradi del riscaldamento globale".

In realtà a Parigi, per la precisione, è venuta fuori questa formulazione, nell’art 2 dell’accordo:

"(la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico è da rafforzare) attraverso il contenimento dell’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2° Celsius rispetto ai livelli pre-industriali ed il proseguimento degli sforzi per limitare l'aumento della temperatura di 1,5° Celsius rispetto ai livelli pre-industriali".

L’obiettivo dei tagli fisici di CO2, va chiarito, non è affatto vincolante (entro il 2030 dovrebbero essere emesse, per stare in sicurezza, non più di 40 miliardi di tonnellate, mentre con i trend attuali si arriverebbe a 70 miliardi) proprio per permettere agli Stati Uniti di sottoscrivere l’accordo bypassando l’opposizione della maggioranza repubblicana al Congresso USA. Ma il nostro scopo, al momento, non è di esaminare il tasso di fumosità dell’accordo di Parigi in rapporto al suo reale contenuto in arrosto.

Ci interessa di più rimarcare che nel testo finale la parola "nucleare" non la si trovi nemmeno con il lanternino: il che significa, prendendo il lato positivo della faccenda, che, valutandone l’impopolarità pubblica, non si è tentato di rendere palese la proposta del nucleare civile come contributo di soluzione dell’emergenza climatica. La lobby nucleare, che ha sponsorizzato la COP 21 investendo in essa milioni di euro (in particolare EDF ed Areva, vale a dire l’equivalente di ENEL e Ansaldo-Finmeccanica in Francia), si è fatta sentire più attraverso le iniziative collaterali come ad es. il grande Forum sull’innovazione tecnologica, cioè l’adunata dei grandi manager di Stato e delle multinazionali energetiche, che si è tenuto addirittura all’interno dello Stadio di calcio di Parigi!

Per questo risultato – non si cita il nucleare tra le energie "pulite" - dobbiamo registrare il successo della pressione della Rete "Sortir du Nucléaire" e di altre ONG e organizzazioni di base; pressione che si è espressa con la "disobbedienza civile" al divieto di manifestare durante lo stato di emergenza ottusamente decretato dal governo francese dopo gli attentati terroristici del 13 novembre scorso. Difatti abbiamo visto una iniziativa di catena umana (la "red line" per la giustizia climatica, promossa anche da ATTAC, 350.org, Confédération Paysanne, ed altre 130 organizzazioni di base) programmata per – relativamente – pochi, trasformarsi, il 12 dicembre 2015, a dispetto della mancata autorizzazione, in un corteo di massa con decine di migliaia di persone "ecopacifiste" marcianti festosamente dall’Arco di Trionfo verso la Tour Eiffel.

Sortir du Nucléaire dopo la manifestazione del 13 dicembre ha emesso il seguente comunicato: "Di fronte alla lobby nuclearista, noi proseguiamo la nostra mobilitazione contro questa tecnologia mortifera, che ci funesta da 70 anni, riaffermando che non può rappresentare una soluzione al riscaldamento climatico. Al posto di svoltare verso una vera transizione energetica e climatica, la Francia prolungherà la vita delle sue vecchie centrali e costruirà nuovi EPR. Noi continueremo a denunciare questa scelta criminale".

Sarebbe il caso – a nostro parere – di adottare una prospettiva di mobilitazione più europea ed europeista (c’è sul tappeto la proposta di Energia Felice del Network antinucleare europeo); e di rendere più chiaro ed esplicito l’impegno di lotta anche e soprattutto contro il nucleare militare, che nel 2016 ci aspetta con scadenze sicuramente importanti.

Per cominciare, il tema dei "diritti dell’Umanità" e del "diritto al disarmo nucleare" quale precondizione del "diritto alla pace", non si vede perché non debba essere portato avanti da noi, disarmisti esigenti e gente di buona volontà, con una impostazione più coerente e credibile rispetto a quella concepita dagli intellettuali francesi pro-nucleare.

L’asse italo-francese costruito al Seminario di Villarfocchiardo (25-26 settembre 2015) potrebbe attivarsi per redigere una "Dichiarazione dei diritti dell’Umanità" che sia in grado di focalizzare per bene la gerarchia delle minacce che gravano sulla testa di tutti: nell’ordine, la minaccia della guerra nucleare, che può compiere un ecocidio in pochi minuti anche, disgraziatamente, nello stesso momento in cui qualcuno sta leggendo queste righe; la minaccia del riscaldamento climatico, cui occorrono 100 anni per estinguere, in una prolungata agonia, la nostra specie; la minaccia della diseguaglianza sociale, alla base di sofferenze (anche con esito mortale), miserie e guerre che subiamo da secoli (millenni!) e potremmo continuare a subire per altrettanti secoli (con il rischio che faccia cortocircuito con le minacce militari ed ecologiche sopra richiamate).

Potremmo anche coinvolgere, se ci stanno, i ragazzi ed i docenti del MUN-Milano, in questo lavoro di redazione della Dichiarazione, che dovrebbe dare un coronamento alla cultura della Pace del XXI secolo, assumendone i 4 pilastri individuabili: 1) internazionale dell’Umanità 2) ammissione della comune figliolanza dalla Madre Terra e quindi responsabilità comune verso l’equilibrio ecosistemico cui apparteniamo; 3) eguaglianza di diritti nella società del diritto (nel riconoscimento delle differenze a partire dalla differenza di genere); 4) nonviolenza.

Dovremmo puntare ad un qualcosa che esprima la nuova identità delle cittadine e cittadini del mondo ed aspiri ad una dimensione storica come base per un patto sociale di lunga durata, cui conformare il diritto internazionale e le sue istituzioni.

Questo percorso culturale parallelo potrebbe rafforzare ed accompagnare l’impegno che ci attende nel 2016 (e negli anni seguenti) rispetto a quanto seminato con l’Iniziativa Umanitaria - capofila l'Austria - per il disarmo nucleare (siamo arrivati ai 139 Stati aderenti) e alla necessità che sbocchi quanto prima nel coraggio di chi comincerà a partire subito, senza aspettare tutti gli altri, con un Trattato per l’abolizione delle armi nucleari.

E’ una necessità che dovremo sollecitare nell’Open-Ended Working Group (OEWG) dell’ONU sul disarmo nucleare, stabilito con 135 voti favorevoli, 12 contrari e 33 astensioni, nell'ultima sessione dell’Assemblea Generale tenutasi a New York da settembre a novembre, (quella in cui abbiamo avuto la sorpresa della proposta, forse demagogica, ma comunque importante, del Giappone per l'abolizione delle armi nucleari), che aprirà i suoi lavori a Ginevra all'inizio del 2016. E' positivo il fatto che questo gruppo di lavoro non abbia adottato il principio dell'unanimità e quindi forse avrà più spazio per procedere nel senso del "pledge" di colmare il gap giuridico che caratterizza le armi nucleari rispetto alle altre armi di distruzione di massa proibite.

Il calendario delle sessioni di Ginevra, per quello che abbiamo potuto capire, è il seguente:

Prima parte: 25 gennaio – 1 aprile 2016

Seconda parte: 16 maggio – 1 luglio 2016

Terza parte: 2 agosto – 16 settembre 2016

Possiamo affermare con fondati presupposti che il bando delle armi nucleari è ormai un tema all’ordine del giorno, fa parte dell’agenda "calda" dei negoziati internazionali, potrebbe essere a portata di mano: il nostro approccio culturale sul "diritto al disarmo nucleare" (perché non si può mettere a rischio la sopravvivenza dell'umanità) può, crediamo, contribuire a che la pressione per la proibizione, e l'eliminazione, degli ordigni nucleari, da parte di ICAN, WILPF, di IPPNW, IALANA e di altre organizzazioni della società civile internazionale, risulti più chiara, decisa ed efficace.

E' un disarmo che abbiamo non solo da "richiedere" ma propriamente da "rivendicare" (ESIGERE!), tanto più se siamo riusciti a togliere culturalmente, con una presa d'atto di buon senso dei veri pericoli che corriamo, e con una individuazione del soggetto reale (l'Umanità) cui va riconosciuta la sovranità globale, ogni tipo di giustificazione, anche temporanea (vedi TNP), alla tragica illusione della "deterrenza".

Ci conforta, in questo senso, la buona notizia del voto del Parlamento dell’Ecuador, che il 15 dicembre 2015, con la consulenza dell’ICAN, ha approvato l’orientamento per la messa al bando delle armi nucleari auspicando, nella sua mozione, che "il gruppo di lavoro aperto (per il disarmo di Ginevra -ndr) giunga a conclusioni che portino ad aprire negoziati su un trattato per la proibizione ed eliminazione delle armi nucleari".

L’America Latina, dobbiamo prenderne atto, è proprio all’avanguardia degli sforzi mondiali per arrivare a un trattato di proibizione delle armi nucleari: ma noi siamo qui a spingere perché anche dalla "vecchia" Europa, ed in particolare dall’Italia, l’anno che verrà porti con sé la decisione di andare avanti con passi da gigante verso il Trattato che – non è retorica sostenerlo! - impedirà all’Umanità di suicidarsi. Buon Anno 2016, verso il disarmo nucleare subito, a tutte e tutti noi!

 

 

 


Esigiamo il disarmo nucleare

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diritto al disarmo nucleare: le conclusioni del Seminario di Villarfocchiardo (25-26 settembre 2015)

2015-09-30 18:52

Il 25 e 26 settembre 2015, nella cittadina piemontese di Villarfocchiardo, oggetto, come tutta la Valsusa, dell'invasione di una grande opera distruttiva, nell'occasione della Giornata ONU per il disarmo nucleare, esperti ed attivisti, italiani e francesi si sono confrontati su come contrapporre ai rischi di guerra nucleare il diritto all'esistenza dell'umanità.
Ecco, in sintesi, cosa si è discusso e concluso (vai su http://www.osmdpn.it/conclusioni%20villar%2025-26%20settembre%202015.htm)

 - abbiamo compreso che il movimento internazionale per il disarmo
 nucleare deve mobilitarsi e vigilare affinché la nuova spinta dal
 basso (iniziativa umanitaria sostenuta da Stati non nucleari e società
 civile internazionale) non si faccia imbrigliare e disperdere in
 meccanismi istituzionali ONU predisposti come trappole dagli Stati
 nucleari (il gruppo aperto per il disarmo con la regola
 dell'unanimità)

 - forse sarebbe necessario spingere dal basso per un "trattato" che
 esprima il "coraggio politico" degli Stati che vogliono sancire da
 subito il bando giuridico senza aspettare il consenso universale. (La
 "convenzione" è un sinonimo di "trattato", ma nel linguaggio ONU,
 schematizzando, si usa di preferenza per i documenti su questioni
 universali che coinvolgono quasi tutti i membri fin dall'inizio del
 percorso);

- la base culturale dell'iniziativa umanitaria è debole: non bisogna
 prendere di mira solo l'eventuale uso delle armi nucleari ma la
 condizione base che consente la minaccia dell'uso, quindi il loro
 possesso giustificato come "deterrenza" e "dissuasione". La realtà
 fattuale del "rischio nucleare", quale minaccia effettiva alla
 sopravvivenza dell'umanità, deve entrare nel ragionamento. Tutto
 questo ragionamento è contenuto nella "Dichiarazione per il diritto
 alla sopravvivenza dell'Umanità";

 - la nostra "Dichiarazione" può essere uno strumento per un intervento
 "pacifista" alla COP 21 di Parigi (dicembre 2011), nella quale
 Hollande si propone di lanciare una "Carta per i diritti
 dell'umanità". Se usciamo dalla logica dei compartimenti stagni per i
 movimenti e quindi scartiamo che Parigi possa essere solo un affare
 del WWF, allora possiamo comprendere come sia utile una iniziativa che
 sottolinei come la responsabilità per la vita di tutti non riguarda
 solo la lotta contro il cambiamento climatico ma vede la sua priorità
 logica e fattuale nella scomparsa della minaccia nucleare;

- in Italia c'è da riprendere l'impegno per rimuovere le atomiche USA
 da Ghedi ed Aviano, che oltretutto violano il TNP. Una campagna contro
 gli F35 adibiti a missioni nucleari è un utile strumento a questo
 scopo. Dobbiamo anche poter chiarire come le missioni nucleari siano
 collegate a strampalate ma pur sempre vigenti dottrine militari di
 impiego NATO delle armi nucleari (il "first use"). Ricordiamo che la
 denuclearizzazione costituisce un grimaldello per mettere in
 discussione la NATO;

 - le nostre due petizioni telematiche esprimono il senso complessivo
 del nostro impegno: una scadenza da tenere presente è la visita di Ban
 ki-moon all'EXPO di Milano il 16 ottobre pv. Proveremo ad organizzare
 un incontro tra il Segretario generale dell'ONU ed una delegazione di
 ragazzi del MUN Milano che hanno sottoscritto
www.petizioni24.com/dirittoaldisarmonucleare

 

Per concludere, ecco il testo della Dichiarazione per il “diritto alla
 sopravvivenza dell’Umanità”:

 

Noi , donne e uomini, partecipanti all’incontro di Villar Focchiardo
 del 25 settembre 2015, cittadine e cittadini del mondo appartenenti
 alla famiglia umana, responsabili della custodia della Madre Terra ,
 l’unico pianeta che abbiamo, che abitiamo e che amiamo

 Riaffermando che il principale scopo delle Nazioni Unite è il
 mantenimento della pace e della sicurezza internazionale,

 Ricordando i principi fondamentali della legge internazionale definiti
 nella Carta delle Nazioni Unite,

 Esprimendo la volontà e l’aspirazione di tutti i popoli a sradicare la
 guerra dalla vita dell’umanità e, soprattutto, ad evitare una
 catastrofe nucleare mondiale, che può scatenarsi persino per
 incidente, per caso e per errore;

 Riconoscendo che il mantenimento di una vita pacifica per i popoli è
 sacro dovere di ogni Stato, e che la sua sovranità è legittima nella
 misura in cui protegge la vita e la dignità della vita promuovendo i
 diritti umani, individuali, collettivi e dell’umanità intera;

 Consapevoli che il mantenimento in vita dell’umanità costituisce il
 prerequisito internazionale assoluto per il benessere materiale, lo
 sviluppo e il progresso dei paesi, e per la piena attuazione dei
 diritti umani e delle libertà fondamentali proclamate dalle Nazioni
 Unite,

 1. ci assumiamo il compito di annunciare una verità che a noi appare
 evidente ed inoppugnabile: la difesa del diritto alla sopravvivenza
 dell’intera umanità e la promozione della sua attuazione costituiscono
 un obbligo fondamentale per ogni Stato e per la comunità organizzata
 degli Stati;

 2. indichiamo agli Stati, a tutti gli Stati, il dovere di assicurare
 la sopravvivenza dell’umanità, oltre che attraverso politiche di
 salvaguardia dell’ecosistema globale, soprattutto mediante l’urgente e
 prioritaria eliminazione della minaccia di guerra, in particolare
 della guerra nucleare, che esige l’immediato disarmo nucleare totale
 collegato all’abolizione giuridica degli armamenti nucleari;

 3 – sottolineamo che la deterrenza nucleare rappresenta una minaccia
 permanente di guerra e di sterminio universali che inquina il
 carattere stesso della civiltà umana; ne consegue che al di là dello
 stesso possesso di armi nucleari, il solo predisporle andrà condannato
 e perseguito, da un ordine giuridico internazionale giusto, come
“crimine contro la pace” e “crimine contro l’umanità”.

Citiamo infine  il Manifesto Russel-Einstein del 1955, di cui
 condividiamo spirito e contenuti: "Si apre di fronte a noi, se lo
 vogliamo, un continuo progresso in felicità, conoscenza e saggezza.
 Sceglieremo invece la morte, perché non sappiamo dimenticare le nostre
 contese? Ci appelliamo, come esseri umani, ad altri esseri umani:
 ricordate la vostra umanità, e dimenticate il resto".

 

 

NO AGLI F35 NUCLEARI CHE L'ITALIA STA ACQUISTANDO

Roberto Cotti, della Tavola della Pace della Sardegna, rappresentante in Senato del M5S, al seminario di Villarfocchiardo ci ha informato della mozione "trasversale" (Atto 1-00405, con firme anche di senatori del PD e di SEL) che è riuscito a presentare contro l'uso nucleare degli F-35.
Eccone alcuni passi:
Il Senato, considerato che il programma "JSF/F-35 Lightning II" prevede la capacità di trasportare operativamente all'interno di ciascun velivolo due bombe nucleari di tipo B61-12; che tale capacità è ad oggi annunciata come caratteristica dei lotti di produzione da cui acquisteremo i 90 velivoli destinati al nostro Paese; che alcuni Paesi alleati, quali il Regno Unito, hanno da tempo rinunciato alle capacità nucleari condivise dell'Alleanza Atlantica, mentre altri come la Germania, il Belgio e l'Olanda hanno già espresso tale intenzione; che il Parlamento olandese ha chiesto al governo del proprio Paese che il velivolo F-35 scelto come successore degli attuali F-16 non sia dotato delle capacità necessarie per svolgere il ruolo nucleare; che l'Italia ha sottoscritto il TNP, che la legge 185/1990 vieta espressamente la fabbricazione e l'importazione di armi biologiche, chimiche e nucleari, che l'Italia ha sempre dichiarato di non fare parte del "club atomico" con tutti gli obblighi internazionali che ne derivano, che per ben due volte il popolo italiano ha rifiutato, con due referendum, l'opzione nucleare anche solo per fini civili, IMPEGNA IL GOVERNO a non procedere all'acquisizione dei requisiti hardware e software necessari per equipaggiare le varie versioni del velivolo F-35 delle capacità necessarie per trasportare e sganciare armi nucleari del tipo B-61-12, il cui schieramento operativo sul territorio europeo è previsto a partire dalla fine del presente decennio nell'ambito dei programmi di condivisione nucleare dell'Alleanza Atlantica.


Esigiamo il disarmo nucleare

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Compiti del movimento antinucleare dopo Vienna 2014

2014-12-26 16:23

REPORT INCONTRO CESV 16 ICEMBRE 2014: I COMPITI DEL MOVIMENTO ANTINUCLEARE DOPO VIENNA 2014

Si è svolto, organizzato da WILPF ITALIA e LOC, il 16 dicembre a Roma, presso il CESV di via Liberiana 17 (Centro di Sostegno al Volontariato della Regione Lazio), il Convegno:

 “Dopo  Vienna  2014: esigiamo il bando internazionale delle armi nucleari”

Si sono ascoltati e discussi i report di Alfonso Navarra (LOC) e Giovanna Pagani (WILPF) presenti alle giornate di Vienna:

1-     Il Forum della Società Civile, organizzato da ICAN il 6-7 dicembre presso l’Accademia delle Scienze;

2-     La conferenza internazionale degli Stati sull’impatto umanitario delle armi nucleari, organizzata dal Ministero degli Esteri dell’Austria l’8 e il 9 dicembre presso il Palazzo Hofburg.

E’ stata portata alla visione la Mostra di 24 poster, che a Vienna, persino nella sua versione in lingua inglese, non ha potuto essere portata alla conoscenza dei partecipanti al meeting ICAN (se non in una sua riproduzione stampata dalla delegazione francese su fogli di carta in formato A4). Bisognerebbe – è un problema sottoposto da Alfonso Navarra - riequilibrare il ruolo del mondo latino (con le sue lingue) rispetto al mondo nordico che sta imponendo l’imperialismo dell’inglese (ma anche di certo “aziendalismo” anglosassone nei metodi di lavoro).

 

Sono anche stati proiettati alcuni passaggi di due film di Monica Maurer relativi alla catastrofe provocata da esperimenti nello spazio e uso di armi nucleari al tempo della guerra del Vietnam.I film- WAR LAB e SDI-WAR OF WARS sono conservati presso l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.

 

Ha portato i suoi saluti l’on. Paolo Bolognesi, deputato del PD, confermando la sua adesione all’iniziativa umanitaria verso il disarmo nucleare (aveva aderito all’appello ESIGIAMO!), ma sottolineando che la sua partecipazione personale alla “battaglia” per il bando delle armi nucleari non ha motivazioni ideologiche pacifiste, è portata avanti dal punto di vista di uno strumento militare costituzionale che deve pur sempre essere efficiente ed efficace.

 

Nell’introduzione ANTONIA SANI (presidente di WILPF Italia) ha sottolineato l’indivisibilità dei diritti, benché  sia necessaria  una sensibilizzazione capillare sul drammatico stato delle cose, a partire dal coinvolgimento del mondo della scuola;  ha ricordato l’importante scadenza del centenario della WILPF che sarà celebrata a L’Aja (aprile 2015) con un convegno internazionale da cui partirà un nuovo appello internazionale di donne contro la guerra. SANI, infine, ha focalizzato nel suo intervento l’urgenza di giungere alla messa al bando delle armi nucleari nel riconoscimento di un fondamentale DIRITTO UMANO e la necessità di indipendenza dalla Nato in questa decisione anche per un paese come l’ltalia, che a Vienna ha partecipato- si suppone- trascinato dall’intervento americano, concordato con una trattativa con quello austriaco.  Antonia Sani ha anche ricordato che il senatore Roberto Cotti, del M5S, nell’incontro di giugno aveva fatto riferimento all’elevato numero di basi nucleari presenti nel nostro territorio.

 

L’incontro – nel suo svolgimento che ha visto vari contributi propositivi degli intervenuti (ricordiamo, tra gli altri, Marco Palombo e Francesco Di Lorenzo)- ha individuato le seguenti linee di azione lungo le quali proseguire un impegno nel solco dell’appello di Stéphane Hessel ed Albert Jacquard, pubblicato in Italia dalla EDIESSE e ripreso dall’iniziativa ESIGIAMO!:

1-     Continuare la pressione sul Ministero degli Esteri che ha visto la sostituzione con Paolo Gentiloni di Federica Mogherini, nominata Mrs. PESC. Non soddisfa la linea di “mediazione tra Stati nucleari e Stati non nucleari” espressa a Vienna dal delegato del governo Giovanni Brauzzi (che però ha voluto “consultare” prima del suo intervento i portavoce di ESIGIAMO! Alfonso Navarra e Luigi Mosca). Va rilanciato l’appello telematico - rinvenibile alla URL  - al quale si provvederà tempestivamente ad apportare i necessari aggiornamenti.

Si tratta di coniugare l’iniziativa di base – che deve essere fare i conti con innegabili “tendenze alla rimozione” da parte dell’opinione pubblica – con un impegno anche nei confronti dei parlamentari alla Camera e al Senato. L’Italia deve essere presente a New York (aprile-maggio 2015) con posizioni completamente riorientate e molto più chiare perché non è più possibile accontentarsi dei “piccoli passi” consentiti nella “gabbia” del TNP, ma occorre responsabilizzare l’Assemblea generale dell’ONU: si deve arrivare in tempi brevi e certi ad una Convenzione per l’eliminazione delle armi nucleari analoga a quella in vigore per le armi chimiche. Il disarmo nucleare non è una concessione da chiedere a governi che si “sveglino” quando persuasi da una situazione di necessità, ma un diritto da esigere, da essi e dall’ONU, in attuazione del dovere di garantire all’umanità la sopravvivenza, una condizione in cui si possa vivere liberi dalla minaccia EFFETTIVA dello sterminio atomico.

 

2-     Avviare una nuova iniziativa verso il Ministero della Difesa (appello e lettera al Ministro Pinotti) per ESIGERE!  La rimozione delle B-61 (atomiche USA a Ghedi ed Aviano in via di aggiornamento per la loro trasportabilità sugli F-35) ed eliminare il “rischio nucleare” dai porti italiani, dove attraccano portaerei e sommergibili a propulsione atomica, a volta carichi di armi nucleari.

3-     La questione del diritto alla sopravvivenza, dell’essere liberi dalla minaccia nucleare, del diritto alla pace (ne ha accennato lo stesso Papa Francesco nella sua missiva alla Conferenza di Vienna) deve essere sottoposta all’attenzione della Commissione Diritti Umani del Parlamento, con la quale va chiesto un incontro.

4-     La Carta per un mondo libero dalle armi nucleari, dietro nostro impulso, sarà discussa ed approvata dal MUN Milano (Model of United Nations) in occasione dell’incontro internazionale organizzato dall’11 al 14 marzo 2014. Questo percorso didattico, che vede protagonisti le ragazze e i ragazzi dei licei, è di grande importanza culturale e va proposto come  esempio, perché sia raccolto ed esteso, nel lavoro formativo nelle scuole.

5-     Dovremo fare tesoro delle testimonianze espresse dai sopravvissuti ai test atomici, che hanno lanciato a Vienna il loro SOS sugli effetti delle radiazioni nucleari che mietono più vittime – ed in quantità molto maggiori di quanto comunemente non si pensi - tra le bambine e le donne. Il legame tra nucleare militare e nucleare “civile” va sempre tenuto presente, come ci ricorda la materialità della sofferenza dei corpi colpiti e devastati, e devono essere pensate iniziative legali da parte della società civile, con le donne protagoniste. Le Isole Marshall possono fare da esempio.

6-     L’esigenza di non finanziare le armi nucleari deve essere oggetto di iniziative specifiche anche in Italia, sulla base di una campagna lanciata dall’organizzazione PAX olandese.

7-     La denuclearizzazione in cui siamo impegnati può portare un contributo di consenso popolare, sulla base del referendum vinto nel 2011, alle campagne anti-NATO che sono in corso di discussione. Sottolineamo l’esigenza che si adotti un approccio europeo ed europeistico non quindi limitato all’ambito nazionale: la NATO va sciolta in quanto contrasta con lo Statuto dell’ONU (ci ricorda Francesco Di Lorenzo), di cui è stato padre costituente Stéphane Hessel, se finalizzato ad “evitare il flagello della guerra”; è un blocco militare (e militaristico) retaggio “fossile” della guerra fredda incompatibile con l’unità politica dell’Europa. Poiché vogliamo un'altra Europa, ecco che come europei dobbiamo organizzarci per sciogliere la NATO che non ha alcun senso sopravviva al Patto di Varsavia.  In questo contesto, come italiani, possiamo decidere di uscire (chiudendo le basi USA sul nostro territorio), ma come contributo ad uno sbocco europeo da perseguire, non certo disinteressandoci dei destini del resto dell’Europa. La Russia di Putin è in deficit democratico (ma la stessa UE non è certamente un modello di democrazia); comunque essa Russia va associata in un processo di “sicurezza comune” e di cooperazione economica: la crisi Ucraina sta servendo come pretesto al governo USA per approfondire steccati che non servono a nessuno che abbia veramente a cuore una situazione internazionale più pacifica. Quindi non si tratta più solo di sostenere l’uscita del singolo paese dalla Nato, ma lo scioglimento della Nato in quanto tale.

Giovanna Pagani ha concluso l’incontro ricordando la denuncia della sudafricana Eli Gandhi, nipote del Mahatma: “L’arma nucleare è pensata per proteggere i privilegi del 10% della popolazione che non vuole mettere in discussione il proprio stile di vita, non sostenibile dai cicli naturali”. Ne dobbiamo ricavare il seguente insegnamento, riportato sulla nostra Mostra: la sicurezza di ciascun Paese non si ottiene attraverso una corsa sfrenata ad ogni sorta di armamenti, bensì grazie ad una reale cooperazione fra tutti i popoli del mondo per poter far fronte ai veri nemici comuni : la miseria e le inaccettabili disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza, i problemi dell’ambiente, dell’acqua, dell’energia…

(Report di Antonia Sani e Alfonso Navarra)

 

 

Qui di seguito:

 

resoconto di Alfonso Navarra pubblicato su “Il Dialogo” alla URL:

 

link all’intervista rilasciata da Alfonso Navarra su Radio Radicale il 15-12-12

http://www.radioradicale.it/scheda/428951/intervista-a-alfonso-navarra-sulla-terza-conferenza-internazionale-sulle-conseguenze-umanitarie-delle-armi

 

articolo di Giovanna Pagani apparso sul Manifesto del 16-12-12

 

DISARMO NUCLEARE: UN IMPERATIVO PER L'UMANITA'

Vienna dal 6 al 9 dicembre è stata la sede di due importanti eventi dedicati all'emergenza del Disarmo nucleare, purtroppo oscurati dalla stampa nazionale: il Forum “Il coraggio di bandire le armi nucleari” promosso da ICAN (Campagna Internazionale per l'Abolizione della Armi nucleari) e a seguire la “Conferenza Internazionale sull'Impatto Umanitario delle Armi nucleari”. La terza conferenza Internazionale sul tema dopo quella di Oslo-Norvegia (2013) e Nayarit -Messico (2014).

Le armi nucleari, giustificate politicamente in base all'irresponsabile logica della deterrenza, non solo stanno sottraendo preziose risorse allo sviluppo umano, ma ci condannano a vivere nel rischio permanente di una catastrofe nucleare, rispetto alla quale non potrebbe essere messo in atto alcun piano di salvataggio.

Molto chiara la denuncia di Ela Gandhi, nipote del Mahatma Gandhi e attivista pacifista in Sud Africa “l'arma nucleare è pensata per proteggere i privilegi del 10% della popolazione mondiale che non vuole mettere in discussione il proprio stile di vita”.

Esiste, purtroppo, nell'opinione pubblica mondiale una “pericolosa rimozione del pericolo nucleare motivata dall'espulsione della paura dell'impossibilità di salvezza” come ci ha spiegato la psicanalista francese Madleine Mosca, ma è altresì vero che “è un errore pensare che non possa scoppiare una guerra nucleare” come ampiamente documentato dal giornalista americano Eric Schlosser sulla base dei troppi incidenti atomici che, solo per un miracoloso evento, non hanno portato alla deflagrazione nucleare.

Il Forum (più di 600 esponenti della società civile) ha visibilizzato la partecipazione attiva di giovani (la metà dei convenuti) che con grande consapevolezza lottano per il diritto a un presente e un futuro libero dal “crimine” delle armi nucleari (ONU e Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja nel 1996)

La Conferenza Internazionale (158 Stati partecipanti ) ha rappresentato invece una tribuna ufficiale da cui circa un terzo degli stati si è espresso favorevolmente per uno strumento internazionale vincolante che vieti le armi nucleari sulla base dell'impatto umanitario ampiamente studiato negli ultimi anni.La posizione dei più moderati continua invece a vedere nel Trattato di Non Proliferazione Nucleare uno strumento ancora valido, soprattutto alla luce della rivendicazione dell'applicazione del suo articolo 6. Molto applaudito il messaggio di Papa Francesco e molto apprezzata la presenza di Usa e Gran Bretagna. Ancora assenti invece Francia, Corea del nord e Israele. Anche l'Italia è intervenuta nella persona del delegato del MAE, Giovanni Brauzzi..

Saremo capaci di fare tesoro delle sconvolgenti testimonianze dell'indicibile dolore espresso dai sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, e dalle vittime dei Test Nucleari che con tanto coraggio hanno parlato a Vienna per lanciare il loro SOS sugli evidenti e drammatici effetti delle radiazioni nucleari che mietono più vittime tra le bambine e le donne, condannando le future generazioni a devastanti conseguenze genetiche? Per dibattere sulla portata di questi due eventi viennesi che precedono l'incontro di New York 2015 sulla revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, martedì 16 dicembre ore 15.30 Via Liberiana 17, (Santa Maria Maggiore) Roma si svolgerà l'incontro ESIGIAMO UN DISARMO NUCLEARE TOTALE in cui Giovanna Pagani (WILPF Italia ) e Alfonso Navarra (LOC) di ritorno da Vienna, interverranno sulle prospettive di rilancio di uno strumento internazionale vincolante che recepisca, nell'ambito dei diritti umani, il Diritto dell'Umanità a vivere libera dalle armi nucleari.

                              Giovanna Pagani- WILPF Italia

 

DUE VERSIONI DELLA CARTA PER UN MONDO SENZA ARMI NUCLEARI

da parte di Alfonso Navarra (ottobre 2014)

 L'Iniziativa Umanitaria verso il disarmo nucleare, che si riunirà prossimamente a Vienna (società civile 6 e 7 dicembre, Stati 8 e 9 dicembre) farebbe bene a trasformarsi in un percorso concreto di disarmo, e questo - ad opinione dello scrivente - potrebbe accadere se ci si ponesse nell'ottica di cominciare a discutere, per approvarla, una "Carta per un mondo libero delle armi nucleari" che dovrebbe avere valore giuridico vincolante per chi la sottoscrive.

Questa Carta dovrebbe essere caratterizzata da 3 punti:

1- la proclamazione solenne che esiste un diritto per l'intera umanità a vivere libera dalla minaccia nucleare (anche Obama nel suo discorso a Praga nel 2009 non ha parlato di diritto ma di necessità di vivere liberi dalla paura della guerra nucleare);

2- la decisione di dichiarare proibita l'arma nucleare allo stesso modo (e a maggior ragione) in cui è stata stabilita la proibizione per l'arma chimica;

3- la definizione di crimine contro l'umanità il mantenere in funzione gli arsenali nucleari e non impegnarsi a distruggere le armi nucleari in proprio possesso: non solo l'uso dell'arma ma la stessa "deterrenza", che è minaccia d'uso.

Mi sono provato a buttare giù due righe per coloro che volessero cominciare a darsi da fare per stendere una consimile Carta, articolata in due testi, sostanzialmente identici, ma che corrispondono rispettivamente alla diversa natura dei soggetti che dovrebbero eventualmente farla propria: 1) una dichiarazione di cittadini consapevoli e responsabili in quanto soggetti attivi della società civile internazionale; 2) una dichiarazione da parte degli Stati in quanto entità politiche istituzionali con i loro ordinamenti giuridici ed i loro apparati.

Alla auspicata svolta di concretezza e di impegno da Vienna, che stava nelle potenzialità del nuovo percorso umanitario, potrebbe però venire un rientro nei binari nel senso del bla bla mondano e inconcludente che caratterizza di solito gli incontri diplomatici internazionali, specialmente quando hanno per oggetto la riduzione degli armamenti.

Abbiamo la notizia che gli Stati Uniti stavolta parteciperanno perché riconoscono l’"approccio costruttivo" del governo austriaco, che organizza la Conferenza. L’aspetto positivo potrebbe essere che Obama riconosce la forza del movimento "che cerca la pace e la sicurezza in un mondo senza armi nucleari". Ma c’è anche un rischio da tenere presente: se si insiste sulla centralità del percorso del TNP e sulla complementarietà ad esso del percorso umanitario allora anche gli USA – e le altre potenze nucleari o aspiranti tali - si sentiranno rassicurate. I balletti diplomatici continueranno ad essere condotti "nelle sedi appropriate", vale a dire in quel processo del TNP che ha ormai dimostrato di essere fallimentare se si guarda allo scopo di creare le condizioni del disarmo.

 

Una Carta per un mondo libero dalle armi nucleari

Di Alfonso Navarra – portavoce di “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico” (Milano 31 ottobre 2014)

Nell'Iniziativa umanitaria (IU) la posizione comune degli Stati sostenitori, espressa dalla Nuova Zelanda (vedi dichiarazione dell'ambasciatore Dell Higgie), parte dall'insistenza sulla "preoccupazione per le conseguenze umanitarie catastrofiche delle armi nucleari".

Sono conseguenze "inaccettabili" e le conferenze da Oslo a Nayarit a Vienna chiamano gli esperti a dimostrare ed approfondire questo aspetto.

Lo scopo che emerge è quello di studiare e capire meglio il problema, per sensibilizzare, più che agire subito per risolverlo, possibilmente in via definitiva.

Questo lavoro di riflessione e di approfondimento è reputato essenziale, in quanto "le conseguenze catastrofiche delle armi nucleari riguardano non solo i governi, ma tutti i cittadini del nostro mondo interconnesso, date le profonde implicazioni per la sopravvivenza umana".

E' un lavoro che funge da aiuto e sostegno a tutti gli approcci e gli sforzi verso il disarmo nucleare.

Non si tratta quindi di un percorso indipendente per il disarmo.

L'IU non si pone pertanto come una alternativa al TNP ma come un contributo di comprensione che deve aiutare il suo percorso.

Diciamo che dopo circa 70 anni dall'inizio dell'era nucleare ancora i governanti devono metabolizzare che le armi nucleari costituiscono una minaccia esistenziale radicale, che potrebbe con ogni probabilità mettere fine alla razza umana.

Esiste una presa di posizione dell'ONU in tal senso, data dal 1978, ma non produce dei comportamenti conseguenti.

Il problema all'ordine del giorno è ancora richiamare i "distratti" a fare mente locale, a rendersi conto dell'entità del pericolo, che è intuito ma non pienamente realizzato.

Bisognerebbe spiegare a Vienna, alla Conferenza organizzata per l’8-9 dicembre pv,  con voce forte della società civile, che il problema non è di suonare più forte la sirena di allarme, per gente che ancora nemmeno comprende il suo significato (o forse non lo intende comprendere, perché non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire), ma cominciare invece a rimboccarsi le maniche a spegnere l'incendio.

Se si vedrà qualcuno precipitarsi con i suoi secchi d'acqua, magari anche gli altri "dormienti" si sveglieranno e verranno a dare una mano.

Il fuoco nucleare, solo contenuto, e che cova sotto la cenere in attesa di esplosioni devastanti, potrà finalmente essere spento.

Per questo l'IU farebbe bene a trasformarsi in un percorso concreto di disarmo, e questo - ad opinione dello scrivente - potrebbe accadere se ci si ponesse nell'ottica di cominciare a discutere, per approvarla, una "Carta per un mondo libero delle armi nucleari" che dovrebbe avere valore giuridico vincolante per chi la sottoscrive.

Questa Carta dovrebbe essere caratterizzata da 3 punti:

1- la proclamazione solenne che esiste un diritto per l'intera umanità a vivere libera dalla minaccia nucleare (anche Obama nel suo discorso a Praga nel 2009 non ha parlato di diritto ma di necessità di vivere liberi dalla paura della guerra nucleare);

2- la decisione di dichiarare proibita l'arma nucleare allo stesso modo (e a maggior ragione) in cui è stata stabilita la proibizione per l'arma chimica;

3- la definizione di crimine contro l'umanità il mantenere in funzione gli arsenali nucleari e non impegnarsi a distruggere le armi nucleari in proprio possesso: non solo l'uso dell'arma ma la stessa "deterrenza", che è minaccia d'uso.

Mi sono provato a buttare giù due righe per coloro che volessero cominciare a darsi da fare per stendere una consimile Carta, articolata in due testi, sostanzialmente identici, ma che corrispondono rispettivamente alla diversa natura dei soggetti che dovrebbero eventualmente farla propria: 1) una dichiarazione di cittadini consapevoli e responsabili in quanto soggetti attivi della società civile internazionale; 2) una dichiarazione da parte degli Stati in quanto entità politiche istituzionali con i loro ordinamenti giuridici ed i loro apparati.

Alla auspicata svolta di concretezza e di impegno da Vienna, che stava nelle potenzialità del nuovo percorso umanitario, potrebbe però venire un rientro nei binari nel senso del bla bla mondano e inconcludente che caratterizza di solito gli incontri diplomatici internazionali, specialmente quando hanno per oggetto la riduzione degli armamenti.

Abbiamo la notizia che gli Stati Uniti stavolta parteciperanno perché riconoscono l’”approccio costruttivo” del governo austriaco, che organizza la Conferenza. L’aspetto positivo potrebbe essere che Obama riconosce la forza del movimento “che cerca la pace e la sicurezza in un mondo senza armi nucleari”. Ma c’è anche un rischio da tenere presente: se si insiste sulla centralità del percorso del TNP e sulla complementarietà ad esso del percorso umanitario allora anche gli USA – e le altre potenze nucleari o aspiranti tali - si sentiranno rassicurate. I balletti diplomatici continueranno ad essere condotti “nelle sedi appropriate”, vale a dire in quel processo del TNP che ha ormai dimostrato di essere fallimentare se si guarda allo scopo di creare le condizioni del disarmo.

 

 

1)  Testo per i cittadini del mondo

Noi cittadini del mondo, firmatari della presente Dichiarazione, poiché, da persone di buon senso e si buona volontà, esprimiamo l’aspirazione ad un futuro di pace contenuta nella Carta universale dell’ONU, nella quale ci riconosciamo, siamo determinati a manifestare la nostra decisione e la nostra coerenza di comportamenti ad evitare il flagello della guerra. Questo per noi significa in primo luogo e soprattutto agire per scongiurare l’eventualità disastrosa ed altamente probabile di una guerra nucleare; ed affermiamo, in conformità con gli scopi e i principi della comunità internazionale, il diritto dell’intera umanità a vivere libera dalla minaccia nucleare.

Le conferenze internazionali che hanno segnato il percorso umanitario verso il disarmo nucleare hanno anticipato questa proclamazione perché hanno rimarcato un concetto fondamentale: per il fatto che tutti gli Stati devono rispettare il diritto internazionale umanitario in ogni momento, non possono usare armi che hanno effetti indiscriminati e sproporzionati, e devono astenersi da attacchi in linea con il principio di precauzione.

In realtà fin dal 1978 è la stessa ONU ad avere ben compreso e da allora ribadito in varie occasioni che "le armi nucleari rappresentano il più grande pericolo per l'umanità e per la sopravvivenza della civiltà."

Gli scienziati, per la loro parte, hanno osservato già nel 1955 che le armi nucleari minacciano in permanenza l’esistenza del genere umano e che una guerra con queste armi potrebbe molto probabilmente porre fine alla razza umana.

Ogni individuo, a prescindere dalle sue appartenenze sociali, ha “diritto” ad un ordine sociale internazionale in cui sia pienamente realizzata la libertà fondamentale di essere libero dal ricatto dello sterminio nucleare. Ripetiamo e sottolineiamo con forza che non si tratta di mera “necessità”, ma di “diritto” in senso proprio quale condizione reale che le autorità legittime sono obbligate a garantire con le loro politiche concrete.

Coerentemente con questa istanza, con questa volontà e con questo ragionamento, per mantenere la sicurezza internazionale, ed al fine di raggiungere un effettivo progresso verso un disarmo generale e completo, esigiamo con la presente Carta che i nostri governi assumano impegni inderogabili e tassativi, dal valore giuridico vincolante: mai, in nessun caso e in nessuna circostanza, come già fanno con le armi chimiche, dovranno sviluppare, produrre, o diversamente acquisire, immagazzinare o detenere armi nucleari o trasferire, direttamente o indirettamente, armi nucleari a chiunque;

b. mai dovranno fare uso di armi nucleari;

c. mai dovranno intraprendere qualsiasi preparativo militare per l'uso di armi nucleari;

d. mai dovranno assistere, incoraggiare o indurre chiunque in qualsiasi maniera, ad intraprendere qualsiasi attività connessa all’uso militare della tecnologia nucleare.

Esigiamo che agiscano compiendo ciascuno il primo passo lungo l’attuazione di questi impegni, perché liberarsi per primi e quanto prima da una condizione di ingiustizia e di immoralità assolute è la cosa più saggia, equilibrata, conveniente si possa fare.

La decisione che esigiamo dai nostri governi è, per quanto attiene alle loro competenze giurisdizionali, di dichiarare proibita l’arma nucleare in quanto incompatibile con tutti i fini, nessuno escluso, delle Nazioni Unite e foriera di una dinamica di sterminio e di distruzione per la società mondiale e per gli ecosistemi naturali.

Affermiamo che la dichiarazione di illegalità delle armi nucleari e la loro eliminazione sono legate indissolubilmente.

Consideriamo un crimine contro l’umanità mantenere in funzione gli arsenali nucleari e non impegnarsi a distruggere le armi nucleari in proprio possesso.

Riteniamo sia obbligatorio per qualsiasi Paese civile impegnarsi a distruggere qualunque impianto di produzione di armi nucleari di sua proprietà o in suo possesso o ubicato in qualunque località sotto la sua giurisdizione o controllo.

Esigiamo dai governi che siano impegnati a preparare e a far approvare dall’Assemblea delle Nazioni Unite un testo sul “diritto a vivere liberi dalla paura della guerra nucleare” e per la messa al bando degli armamenti nucleari, quale diritto universale e indivisibile.

L’approvazione di un tale diritto determinerà, per tutti gli Stati membri della comunità internazionale, l’obbligo giuridico della rinuncia all’uso della minaccia nucleare anche per fini di “deterrenza” e a procedere, in modo controllato ed equilibrato, ma rapido, a quel disarmo nucleare che è obiettivo del Trattato di Non Proliferazione.

A livello di organismi e di meccanismi ONU esigiamo che si proceda alla stipula di una Convenzione per il bando delle armi nucleari analoga a quella già sottoscritta per le armi chimiche e che di conseguenza siano previste congrue sanzioni nei casi di violazione del diritto affermato, la cui radice ultima sta nella dignità umana incarnata nel supremo diritto alla vita della specie, che è allo stesso tempo salvaguardia della memoria delle generazioni passate e garanzia di senso del futuro per tutti.

 

2)  Testo per gli Stati

Noi Stati membri dell’ONU, firmatari della presente Dichiarazione, poiché organizziamo e rappresentiamo democraticamente i nostri cittadini, ed esprimiamo la loro aspirazione ad un futuro di pace, in nome dei nostri popoli e di tutti i popoli decisi ad evitare il flagello della guerra, ed in special modo l’eventualità disastrosa e probabile di una guerra nucleare, affermiamo, in conformità con gli scopi e i principi della comunità internazionale, il diritto dell’intera umanità a vivere libera dalla minaccia nucleare.

Le conferenze internazionali che hanno segnato il percorso umanitario verso il disarmo nucleare hanno anticipato questa proclamazione perché hanno rimarcato un concetto fondamentale: per il fatto che tutti gli Stati devono rispettare il diritto internazionale umanitario in ogni momento, non possono usare armi che hanno effetti indiscriminati e sproporzionati, e devono astenersi da attacchi in linea con il principio di precauzione.

In realtà fin dal 1978 è la stessa ONU ad avere ben compreso e da allora ribadito in varie occasioni che "le armi nucleari rappresentano il più grande pericolo per l'umanità e per la sopravvivenza della civiltà."

Gli scienziati hanno osservato già nel 1955 che le armi nucleari minacciano in permanenza l’esistenza del genere umano e che una guerra con queste armi potrebbe molto probabilmente porre fine alla razza umana.

Ogni individuo, a prescindere dalle sue appartenenze sociali, ha diritto ad un ordine sociale internazionale in cui sia pienamente realizzata la libertà fondamentale di essere libero dal ricatto dello sterminio nucleare.

Coerentemente con questa istanza e con questa volontà, per mantenere la sicurezza internazionale, ed al fine di raggiungere un effettivo progresso verso un disarmo generale e completo, stabiliamo di assumerci con la presente Carta impegni inderogabili e tassativi, dal valore giuridico vincolante: mai, in nessun caso e in nessuna circostanza, come già facciamo con le armi chimiche, svilupperemo, produrremo, o diversamente acquisiremo, immagazzineremo o deterremo armi nucleari o trasferiremo, direttamente o indirettamente, armi nucleari a chiunque;

b. mai faremo uso di armi nucleari;

c. mai intraprenderemo qualsiasi preparativo militare per l'uso di armi nucleari;

d. mai assisteremo, incoraggeremo o indurremo chiunque in qualsiasi maniera, ad intraprendere qualsiasi attività connessa all’uso militare della tecnologia nucleare.

La nostra decisione è, per quanto attiene alle nostre competenze giurisdizionali, di dichiarare proibita l’arma nucleare in quanto incompatibile con tutti i fini, nessuno escluso, delle Nazioni Unite e foriera di una dinamica di sterminio e di distruzione per la società mondiale e per gli ecosistemi naturali.

Affermiamo che la dichiarazione di illegalità delle armi nucleari e la loro eliminazione sono legate indissolubilmente.

Consideriamo un crimine contro l’umanità mantenere in funzione gli arsenali nucleari e non impegnarsi a distruggere le armi nucleari in proprio possesso.

Riteniamo sia obbligatorio per qualsiasi Paese civile impegnarsi a distruggere qualunque impianto di produzione di armi nucleari di sua proprietà o in suo possesso o ubicato in qualunque località sotto la sua giurisdizione o controllo.

Siamo impegnati a preparare e a far approvare dall’Assemblea delle Nazioni Unite un testo sul “diritto a vivere liberi dalla paura della guerra nucleare” e per la messa al bando degli armamenti nucleari, quale diritto universale e indivisibile.

L’approvazione di un tale diritto determinerà, per tutti gli Stati membri della comunità internazionale, l’obbligo giuridico della rinuncia all’uso della minaccia nucleare anche per fini di “deterrenza” e a procedere, in modo controllato ed equilibrato, ma rapido, a quel disarmo nucleare che è obiettivo del TNP.

A livello di organismi e di meccanismi ONU procederemo alla stipula di una Convenzione per il bando delle armi nucleari analoga a quella già sottoscritta per le armi chimiche e a prevedere di conseguenza congrue sanzioni nei casi di violazione del diritto affermato, la cui radice sta nella dignità umana incarnata nel supremo diritto alla vita della specie, che è allo stesso tempo salvaguardia della memoria delle generazioni passate e garanzia di senso del futuro per tutti.

 

 


Esigiamo il disarmo nucleare

Commenti (1)

Proposta di Carovana antinucleare Milano-Vienna e Progetto di mostra "ESIGETE!"

2014-09-23 19:07

Carovana antinucleare Milano – Vienna novembre-dicembre 2014 + Progetto di Mostra

 

(Una prima proposta. La decisione di realizzare il progetto è comunque presa, si tratta di stabilire come portarlo avanti più in dettaglio e in concreto. Fateci sapere cosa ne pensate in generale e se avete suggerimenti pratici!)

 

Esigiamo il disarmo nucleare totale!

Liberiamoci una volta per tutte del pericolo incombente della guerra atomica!

Denunciamo l’intreccio tra nucleare civile e nucleare militare!

Otteniamo, alla Conferenza di Vienna (8-9 dicembre 2014), un passo decisivo verso il bando giuridico internazionale degli ordigni nucleari!

Promossa da Energia Felice – Fermiamo chi scherza con il fuoco atomico fuoco atomico (Campagna OSM-DPN) – … altri

 

La prima edizione internazionale della Carovana antinucleare per il disarmo è una proposta che lanciamo alle associazioni impegnate nella lotta per la pace e il disarmo, ai movimenti di base, ai comitati ed alle realtà indipendenti ed autogestite. Ci rivolgiamo a loro quali realtà animatrici e stimolatrici della cittadinanza attiva, e quindi in grado di suscitare, “svegliare”, la coscienza dei singoli.

Aderite e sosteneteci, da associati o anche a livello personale!

L’obiettivo è focalizzato sulla Iniziativa umanitaria al centro della Conferenza di Vienna (8-9 dicembre 2014) , indetta dagli Stati non nucleari “autoconvocati” (125 Paesi, già la maggioranza dei membri ONU!) che, dietro la spinta della società civile internazionale, hanno aperto un nuovo percorso diplomatico rispetto a quello vecchio e “impantanato” del Trattato di Non Proliferazione, guidato dalle cinque Potenze Nucleari (Usa-Russia-Cina-Gran Bretagna-Francia).

E’ decisiva una consapevolezza che si sta affermando, per niente affatto banale e scontata: il disarmo nucleare è urgente perché la guerra nucleare può scoppiare persino per caso o per errore.

Ciò in conseguenza del fatto che le dinamiche del gioco della potenza possono sfuggire di mano ai responsabili politici e militari mentre i software di comando, comunicazione e controllo preposti agli apparati strategici non sono per niente affatto infallibili. I centri di avvistamento e di coordinamento della risposta militare sono sottoposti allo stress di centinaia di falsi allarmi ogni anno di fronte ad attacchi nucleari “virtuali”, cui resta un tempo ridottissimo per valutare se è fondata o meno l’esigenza di un lancio ritorsivo dei propri missili.

La guerra nucleare è, insomma, un pericolo concreto – ma disgraziatamente sottovalutato, se non addirittura ignorato, dai più - e l’umanità viene fatta danzare sull’orlo dell’abisso, tenuta in ostaggio da un pugno di sedicenti “statisti” e generali, schiavi della errata concezione della “sicurezza” come risultato della capacità organizzata di distruggere l’eventuale aggressore.

Si parla, in particolare, di “iniziativa umanitaria” per il disarmo nucleare perché finalmente, a livello di Stati, si comincia a riferirsi al fatto incontestabile che anche una sola bomba nucleare che esplodesse per qualsiasi motivo avrebbe effetti catastrofici del tutto incontrollabili: le incalcolabili sofferenze umane non sarebbero arginabili da impossibili soccorsi sanitari. Nessuno Stato, nessuna organizzazione internazionale sarebbero concretamente in grado di affrontare l'emergenza umanitaria immediata causata dalla detonazione di un'arma nucleare, né sarebbero in grado di fornire un minimo di assistenza alle vittime.

Tutta questa terribile ma ineludibile problematica è affrontata e spiegata in ESIGETE!, l’ultimo pamphlet postumo di Stéphane Hessel ed Albert Jacquard, curato nella edizione italiana della EDIESSE da Mario Agostinelli, Luigi Mosca e Alfonso Navarra; e nella Mostra che da questo opuscolo, sintetico, documentato, esauriente, trae ispirazione ideale e la premessa per lo sforzo operativo di varie iniziative e campagne.

Quello che dovremmo riuscire ad ottenere a Vienna, in virtù della nostra azione di sensibilizzazione e di pressione, è l’avvio di un primo passo giuridico per giungere ad un Trattato di interdizione delle armi nucleari analogo a quello stipulato per le armi chimiche nel 2005. Mettere nero su bianco il principio che le armi nucleari vanno bandite ed eliminate – il solo lavorare per svilupparle diverrebbe un crimine contro l’umanità, per non parlare del detenerle o di minacciarne l’uso, sia pure per “deterrenza” -  avrebbe la conseguenza pratica che il processo verso il loro smantellamento diverrebbe inarrestabile.

Siamo convinti che, da un tale risultato, se mandato in porto, le altre campagne per la denuclearizzazione civile e militare potrebbero ricevere un impulso risolutivo: il bando giuridico delle armi nucleari darebbe slancio, per fare qualche esempio, alla rimozione delle testate USA dispiegate in Europa nell’ambito della “condivisione NATO”; si rimetterebbe in moto l’iniziativa per liberare il Medio Oriente ed il Mediterraneo dalle armi di sterminio di massa; ed infine farebbe uno scatto di mobilitazione e di impegno la stessa attuazione del referendum antinucleare vinto in Italia nel 2011.

Il clima diventerebbe molto più favorevole per tutti i punti pacifisti che le mobilitazioni di questo autunno stanno sollecitando, per fermare le guerre in corso, diminuire le spese militari, sperimentare esperienze di diplomazia popolare e difesa nonviolenta.

La carovana è un viaggio, un tour, che sarà effettuato da un mezzo-guida addobbato (camper o pullmino), più altri che si aggiungeranno lungo il percorso, attraversante luoghi significativi e simbolici.

Durante le diverse tappe, oltre a visitare le suddette città con modalità concordate con i soggetti locali (cortei, presidi, fiaccolate, dibattiti, concerti, eventi culturali, etc), verrà presentato il libro ESIGETE!,  e portata in giro la mostra da esso ispirato; mentre i ragazzi dello staff di illustreranno iniziative di “rivoluzione energetica” del produrre, dell’abitare e della mobilità, basate sulle fonti rinnovabili.

Valuteremo la possibilità di concordare con altri soggetti la contemporaneità e la sinergia della carovana con iniziative antinucleari e antimilitariste, che vadano nella stessa direzione, in altri Paesi del Nord, del Centro, del Sud dell’Europa.

Sono già disponibili il mezzo (pullmino Volkswagen) e l’equipaggio guida.

Si sta inoltre lavorando ad una Mostra da portare in giro con il pullmino, della quale è quasi pronta una versione italiana (vedi file allegato) e che prevede anche versioni in lingua francese, tedesca e inglese.

 

Quello che segue è il Programma provvisorio, da ridefinire secondo la disponibilità delle realtà locali e dei singoli soggetti associativi aderenti:

Settimana antinucleare con riferimento allo Spazio Borsieri Milano

 – 7 novembre – 14 novembre

8-9 novembre - riunione a Milano per l'anniversario del referendum antinucleare vinto nel 1987 (27mo)

 

Partenza a Milano il 15 novembre (sabato)

tappa a Torino il 16 novembre (domenica)

percorso Milano-Torino 140 km

tappa a Tricastin (Francia) il 17-18 novembre (lunedi e martedi)

percorso Torino –Tricastin 413 km

tappa a Lione (Francia) il 19-20 novembre (mercoledi - giovedi)

percorso Tricastin - Lione 185 km

tappa a Ginevra (Svizzera) il 21-22 novembre (venerdi-sabato)

percorso Lione – Ginevra 148 km

pausa domenica 23 novembre

tappa a Berna (Svizzera) il 24 e 25 novembre (lunedi e martedi)

percorso Ginevra – Berna 158 km

 

tappa a Zurigo (Svizzera) il 26 e 27 novembre (mercoledi e giovedi)

percorso Berna – Zurigo 125 km

tappa a Stoccarda (Germania) il 28 e 29 novembre (venerdi e sabato)

percorso Zurigo – Stoccarda 218 km

pausa domenica 30 novembre

tappa a Monaco (Germania) 1 e 2 dicembre (lunedi e martedi)

percorso Stoccarda – Monaco 221 km

tappa a Salisburgo (Austria) 3 - 4 – 5 dicembre (mercoledi – giovedi - venerdi)

percorso Monaco – Salisburgo 145 km

conclusione a Vienna i giorni della Conferenza 6-7-8-9 dicembre

percorso Salisburgo- Vienna 255 km

Viaggio di ritorno Vienna – Milano KM 845

Totale Viaggio KM 2.853 (da aggiungere percorsi intra-cittadini) = circa 3.000 KM

  

Equipaggio pullmino formato da 2 volontari permanenti + 1 “variabile” durante il percorso

 

Preventivo di Massima 10.000 euro

 

Mostra

in 4 edizioni: lingua italiana, lingua francese, lingua tedesca, lingua inglese

Panelli in legno Mostra n. 12 per 95 cm di larghezza e 65 cm di altezza

Stampa poster e incellofanatura

Rimborso copy, grafico, traduttori

Totale: 2.500 euro

 

Addobbi pullmino e materiale di pubblicizzazione

Striscioni – bandiere - opuscoli

Totale: 2.000 euro

 

Viaggio

Spese gasolio per km di percorso intercittadini a bordo di pullmino Volkswagen

Spostamenti intracittadini

Pedaggio autostrade

Schede telefoniche

500 litri di gasolio

Totale: 1.500 euro

 

Alloggio (voce che potrebbe essere sostituita da affitto camper, se si decide di preferirlo al pullmino)

Ospitalità in genere gratuita (ma fondo per pernottamenti in pensioni 1 Stella) – 2.000 euro

Fondo Riserva Spese straordinarie

Eventuali riparazioni mezzo

Integrazione vitto volontari (l’esperienza è che non sempre nelle varie città li si invita a pranzo!)

Sostituzione materiale eventualmente deteriorato + varie ed eventuali –

Totale: 2.000 euro

 

Totale progetto (2.500 + 2.000 + 1.500 + 2.000 + 2.000) : 10.000 euro

 

Per la raccolta dei contributi per finanziare il progetto si predisporranno sia versamenti sui conti delle associazioni promotrici, sia il ricorso a piattaforme di crowdfunding.  

 

I primi versamenti possono già essere effettuati sul conto corrente Bancoposta intestato a “Associazione Kronos Pro Natura”, con codice IBAN IT 74 E 07601 01600 00004 8645389

 

Il testo – in elaborazione – della Mostra ESIGETE!

(parti in lettura con corpo tipografico grande)

 

Diapo 1 – Titolo Mostra

 

Esigete! il disarmo nucleare totale

 

Diapo 2

 

Hiroshima e Nagasaki: due crimini di guerra,
 due crimini contro l’Umanità

 

       Anno 1945 :

  Hiroshima (6 Agosto), Nagasaki (9 Agosto) : lo sganciamento di due bombe nucleari, la prima all’uranio, la seconda al plutonio, provocò istantaneamente 200.000 vittime.

       Al di là di questi “morti all’istante”, vi furono poi numerose altre vittime che hanno continuato a soffrire e morire a causa soprattutto delle ustioni e della radioattività prodotta nelle due esplosioni nucleari.

 

Diapo 3

 

O l'umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l'umanità”
(Albert Einstein)

 

              Il disarmo nucleare come problema è attualmente per lo più ignorato ma è drammaticamente attuale: è obiettivamente la principale sfida con la quale l'Umanità deve fare i conti.

 

Diapo 4

 

Una guerra nucleare locale determinerebbe una catastrofe globale

 

              La non proliferazione è certamente necessaria, perché un far west nucleare sarebbe una situazione pericolosissima ed ingestibile.

 

        Diapo 5

 

L’equazione tecnologica combustibile = scorie = esplosivo

 

              La tecnologia nucleare si fonda su processi di fissione e fusione del nucleo atomico che mettono in gioco quantità energetiche esorbitanti – la base è la formula di Einstein E=Mc2 - e producono scorie radioattive ultra-nocive e di durata geologica (il plutonio, che si dimezza in 24.400 anni, resta pericolosissimo per 200.000 anni).

 

Diapo 6

 

Circa 20.000 testate distribuite tra 9 “Stati atomici”

 

              Gli arsenali nel corso del tempo hanno “proliferato”: oggi sono 9 gli “Stati atomici” ma 44 potrebbero entrare subito in corsa e creare il far-west nucleare.

 

Diapo 7

 

Arsenali nucleari: minaccia incombente e crescente

 

       Il grosso degli arsenali è concentrato nella superpotenza americana (circa  9.000 testate strategiche e tattiche) e nel colosso russo (circa 8.000 testate strategiche e tattiche). La potenza distruttiva è l’equivalente di 600.000 bombe di Hiroshima !

 

Diapo 8

 

In “alto” alcuni pensano che la guerra nucleare si possa combattere e addirittura vincere

 

     Ci sono uomini della tecnostruttura militare-industriale che considerano la guerra nucleare una possibile soluzione.

     Essi considerano la “Bomba” semplicemente come una super-arma della stessa famiglia di quelle che l’hanno preceduta, solo dotata di una carica esplosiva più potente.

     Non credono all’”inverno nucleare” calcolato dagli scienziati, così come sono scettici sul cambiamento climatico da effetto serra.

 

Diapo 9

 

Possiamo tutti saltare in aria in ogni momento

 

              La logica della competizione atomica, la dinamica di chi minaccia ed allo stesso tempo deve difendersi dalla minaccia, può portare al gioco: “chi lancia per primo i missili vince” (se riesce ad impedire in partenza la possibile risposta dell’avversario).

 

Diapo 10

 

Apocalisse nucleare: più volte sull’orlo dell’abisso

 

       Abbiamo già sfiorato più volte l’Apocalisse nucleare. Citiamo solo alcuni casi: crisi di Cuba nel 1962, falso allarme al Comando NORAD (USA) nel 1979, esercitazione NATO Able Archer nel 1983, incidente della sonda norvegese nel 1995.

Diapo 11

 

La guerra nucleare non intenzionale

 

              Il concetto di Guerra Nucleare Non Intenzionale, ossia l’inizio di ostilità causate da un errore tecnico o umano, è stato ufficialmente enunciato, il 7 novembre 1985, da Reagan e Gorbacev.

 

Diapo 12

 

Lo stato di allerta permanente di 2000 testate nucleari

 

              Lo stato di allerta degli ordigni nucleari viene giustificato con la necessità di evitare che il nemico, sparando per primo, possa illudersi di vincere: la decisione di lanciare un attacco (o una riposta) nucleare verrebbe presa da una sola persona (un Capo di Stato) e in un tempo, nel caso di una riposta, al massimo di qualche minuto.

 

Diapo 13

 

Il TNP a guardia dell’ordine atomico

 

              Il Trattato di non proliferazione è stato firmato il 1° luglio 1968 e vincola oggi 189 Stati al rispetto degli 11 articoli di cui è composto. Il TNP distingue tra “Stati nucleari” (USA, Russia, Gran Bretagna, Cina e Francia) e “Stati non nucleari” e si prefigge l’obiettivo di combattere la proliferazione nucleare per conseguire, infine, il disarmo.

 

Diapo 14

 

Il fallimento della revisione del TNP ha riaperto la corsa alla Bomba

 

              Storicamente abbiamo assistito, nonostante le barriere frapposte, all’allargamento del club nucleare, ed inoltre i pilastri del TNP sono messi a dura prova dalle nuove sfide del XXI secolo.

 

Diapo 15

 

Il nucleare in Europa

 


Esigiamo il disarmo nucleare

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Convegno bando ordigni nucleari - report Antonia Sani

2014-06-25 14:08

http://wilpfitalia.wordpress.com/

 

ESIGIAMO IL BANDO DELLE ARMI NUCLEARI

Promosso da Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF) e LOC

si è svolto il 20 giugno a Roma presso il CESV (Centro di Sostegno al Volontariato della Regione Lazio) il Convegno:

“Verso Vienna  2014: esigiamo il bando internazionale delle armi nucleari”

Erano presenti, oltre  alle associazioni che hanno aderito all’appello ESIGIAMO! (Senzatomica, Medici per la prevenzione delle guerre nucleari, ANPI,) e altre che avevano aderito al Convegno anche Il Paese delle donne, leDonne in nero, il Comitato per la protezione e promozione dei diritti umani, l’Awmr Italia. Nell’introduzione ANTONIA SANI (presidente di WILPF Italia) ha nominato le adesioni riportate nella locandina e ha espresso le ragioni del Convegno promosso insieme alla LOC. Si tratta di aprire una nuova fase rispetto alle mobilitazioni degli anni ’80; è necessaria un’informazione capillare dello stato delle cose: dall’informazione all’indignazione, dall’indignazione all’esigenza non più procrastinabile della messa al bando delle armi nucleari. Occorre costruire una sinergia tra istituzioni e movimenti di base.

Importante è stata la presenza della giovane VIOLA GIULIANO cui è stato riservato il primo intervento. Viola , che collabora a Ginevra al programma sul disarmo della WILPF Internazionale, ha posto al centro del suo intervento l’insufficiente garanzia rappresentata dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare, l’urgenza di
giungere alla messa al bando delle armi nucleari da parte di tutti i governi e la necessità di indipendenza dalla Nato in questa decisione anche per un paese come l’ltalia.

Viola ha annunciato che è stato lanciato dalla WILPF un nuovo appello internazionale di donne contro la guerra.
Il secondo a intervenire è  stato LUIGI MOSCA della LOC, pacifista , traduttore, curatore, presentatore del pamphlet “Esigete”, ed. Ediesse. Il suo intervento articolatissimo, con l’ausilio della grafica, ha fornito un quadro documentato della presenza e delle diffusione delle basi nucleari  nel mondo e del rischio che sovrasta perennemente l’umanità.
ALFONSO NAVARRA  della LOC , pacifista di vecchia data, animatore e sostenitore di una grande mobilitazione nazionale per la messa al bando delle armi nucleari,  ha ripreso il tema  lanciato nell’introduzione circa le ragioni del Convegno: si tratta di coniugare l’iniziativa di base – che deve essere forte e consistente – con un impegno anche dei parlamentari per un pressing sulla ministra italiana della Difesa Mogherini affinché non solo assicuri la presenza dell’Italia al meeting di Vienna, ma sia portatrice dell’esigenza di una messa al bando giuridica delle armi nucleari.
L’appello diffuso in occasione del convegno ha questo fine.
IL senatore ROBERTO COTTI (M5stelle), della Commissione Difesa del Senato, ha espresso una forte critica  alla posizione, a suo giudizio inadeguata, della Commissione nei confronti di provvedimenti governativi che non mirano alla destinazione dei  fondi “tagliati” dagli armamenti a necessità di carattere sociale, ma li mantengono sempre all’interno dello stesso Ministero. Inoltre ha portato esempi di basi nucleari nel nostro paese usate dagli USA per esperimenti di lancio ed ha annunciato su questo che presenterà interrogazioni in Parlamento.
MANLIO GIACANELLI, presidente nazionale onorario dell’associazione IPPNW (Medici per la prevenzione delle guerre nucleari) ha tracciato una storia dell’impegno dell’associazione e di ricercatori che hanno affrontato questo tema sotto il profilo della ricerca scientifica. Ha esposto in maniera circostanziata le conseguenze sulla salute e sull’ambiente delle armi nucleari e la necessità che vi sia un’informazione precisa e diffusa sulla loro natura. Ha proposto che il 26 settembre, giornata dedicata dall’ONU al disarmo, si faccia un nuovo intervento di diffusione dell’appello, magari nell’Aula Magna del Policlinico Gemelli, per coinvolgere studenti e medici di quel settore.
BARBARA TERENZI, portavoce del Comitato nazionale per la protezione e promozione dei diritti umani, ha riferito delle difficoltà incontrate per l’istituzione di una Commissione Indipendente per la protezione dei diritti umani che in Italia ancora non esiste, e ha mostrato il fascicolo del monitoraggio sullo stato dei diritti umani in Italia messo a punto dalle numerose associazioni del Comitato, tra le quali la WILPF Italia, in vista del prossimo UPR del governo italiano (interrogazione triennale prevista dall’ONU per tutti gli Stati).
Infine MARISA GIZZIO  dell’ANPI, testimone diretta dell’odio fascista che ha portato all’uccisione del suo giovanissimo fratello, ha parlato dell’insensatezza della guerra che induce gli esseri umani a divenire improvvisamente nemici per ragioni estranee ai più, ricordando a questo proposito un episodio di solidarietà di due soldati tedeschi che hanno rischiato la vita per salvare suo fratello da un rastrellamento avendone apprezzato le qualità umane.
A fine convegno sono state sono state diffuse copie dell’appello ESIGIAMO!

La WILPF, infine, ha informato i presenti sul centenario dell’ associazione che ricorrerà l’anno prossimo e sarà celebrato a L’Aja a fine aprile 2015.

(Report di Antonia Sani)


Esigiamo il disarmo nucleare

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Report del Convegno di Roma (20 giugno) "Verso Vienna 2014"

2014-06-25 14:02

http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article13078

 

Un disarmo nucleare totale è possibile? A Roma un convegno, un Bando, un libro per dire di sì
(il convegno è quello organizzato dalla WILPF e dalla LOC al CESV, il 20 giugno 2014 - ndr)
Ripudiare la guerra e mettere al bando le armi nucleari sono due temi spesso abbinati ma che possono anche divaricare, essendo una delle finalità delle campagne di disarmo totale in corso, quella di convincere anche chi sia favorevole all’uso delle armi nel dirimere i conflitti che le bombe nucleari “non sono un’arma”, appartengono alla categoria della ‘catastrofe’ e per la devastazione che comportano sono “un crimine contro l’umanità e la civiltà"
“La questione della cancellazione del nucleare civile è stata oggetto di un vittorioso referendum in Italia. Ma l’argomento non è definitivamente chiuso per due sostanziali ragioni: il contesto europeo, ancora in buona parte favorevole ai reattori a fissione, e la connessione tra civile e militare in un mondo in incessante riarmo. Proprio le armi nucleari, lungi dall’essere materia di riflessione riservata agli strateghi, riguardano tutti.”
La frase, di Stéphan Hessel (diplomatico, politico, combattente della Resistenza e deportato a Buchenwlad) e di Albert Jacquard (ricercatore, specialista in genetica delle popolazioni, direttore delle ricerche all’Istituto nazionale di studi demografici di Francia), esprime la voglia e la necessità di “responsabilizzare”, informandola, l’opinione pubblica, per “impedire un crimine immenso, irreparabile, assoluto” quale quello nucleare descritto in Exigez! pubblicato da Edisse nel 2014 nella traduzione italiana dal fisico Luigi Mosca (Armes nucléaires Stop), e da lui curato con Mario Agostinelli (Energia Felice), e Alfonso Navarra (Campagna Osm-Dpn) .

Il libro-testamento Esigete! un disarmo nucleare totale, dei due grandi pacifisti scomparsi nel 2013, è un miniera di informazioni, ripetutamente citate nel convegno romano del 20 giugno, presso il Cesv, “Verso Vienna 2014: Esigiamo il bando internazionale delle armi nucleari”, promosso dalla Lega internazionale di donne per la Pace e la Libertà (Wilpf-Italia), e dalla Lega Obiettori di Coscienza (L.o.c.) che ha lanciato la campagna ‘Osm-Dpn 2014’ per l’obiezione alle spese militari e per la difesa popolare non violenta.

Al centro del convegno, l’Appello al Governo italiano: Esigiamo il disarmo nucleare totale , da consegnare alla ministra Mogherini che parteciperà al meeting viennese, promosso dall’International Campaign to Abolish nuclear Weapons (Ican) e dalla Wilpf international.
Nell’occasione, la Ministra degli Esteri rappresenterà il Paese che vanta il referendum e l’unico che nella Carta costituzionale ripudia la guerra, in conseguenza delle tragiche esperienze di due Guerre mondiali:
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”(art. 11)

Vienna ospiterà, in precedenza, la terza sessione del Forum della Società Civile (6-7 dicembre) ed entrambi gli eventi si gioveranno dell’incontro previsto per il 26 settembre, a Milano, Giornata Onu per il Disarmo.

Ripudiare la guerra e mettere al bando le armi nucleari sono due temi spesso abbinati ma che possono anche divaricare, essendo una delle finalità delle campagne di disarmo totale in corso, quella di convincere anche chi sia favorevole all’uso delle armi nel dirimere i conflitti che le bombe nucleari “non sono un’arma”, appartengono alla categoria della ‘catastrofe’ e per la devastazione che comportano sono “un crimine contro l’umanità e la civiltà” (Risoluzione n. 1653, XVI, del 24 novembre 1961, dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite).

Molte voci illustri si sono spese per divulgare la consapevolezza del rischio terribile che l’umanità sta correndo, cui ha alluso anche il defunto presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy quando nel discorso all’Onu del 25 settembre 1961, affermò: “Ogni uomo, donna o bambino vive sotto una spada nucleare di Damocle, appesa a dei fragili fili che possono essere tagliati a ogni momento per incidente o per errore o per follia. Queste armi di guerra mostruose devono essere abolite prima che esse ci aboliscano.”(Esigete!, p. 49).

Il concetto che il nucleare “militare sia un “deterrente” su scala planetaria per mantenere a chi lo possiede primati di prestigio e di potere, è secondo Luigi Mosca “un’illusione suicida”, anzi a Vienna occorrerà “che si faccia riferimento al lungo percorso, carico di speranze concrete”, che da Oslo (marzo 2013), ha portato a Nayarit (febbraio 2014), aggiungendosi alle sessioni quinquennali per l’attuazione del Trattato di non-proliferazione (Tnp) e alle riunioni per la creazione di zone continentali o semi-continentali libere dalle armi nucleari.

Il Tnp, basato su tre pilastri - non proliferazione degli armamenti nucleari, regolamentazione della produzione energetica e disarmo – firmato da tutti i Paesi eccettuati India, Pakistan e Israele e la Corea del Nord (uscita nel 2003), dopo gli entusiasmi iniziali si è rivelato deboluccio, specie nell’art. VI, che impegna “ciascuna delle Parti a portare avanti, in buona fede, dei negoziati su delle misure efficaci relative alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari a una data ravvicinata e al disarmo nucleare” (op. cit. pp. 50).

Citando la buona fede, il Tnp trasmette l’aspettativa utopica del suo anno di nascita, 1968, ma non fa i conti con la realtà in cui “nessun potente farà il primo passo, aspettando di essere l’ultimo a disarmare, mentre chi glielo chiede spesso aspira a sostituirlo o ad armarsi in un secondo tempo, vedi la Corea del Nord” (A. N.).
Il Tnp non ha impedito che si contino circa 20.000 bombe nucleari ad idrogeno, ciascuna trenta volte più potente di quelle sganciate su Hiroshima (6 agosto) e Nagazachi (9 agosto) nel 1945.

Di queste bombe, “circa 1836 sono in stato di continua ‘allerta’, pronte all’uso: 860 negli Usa, 880 in Russia, 96 in Francia.”(R. C.)
Dati difficili da prendere con leggerezza e aggravati dal numero altissimo di test nucleari previsti entro il 2074 (1/4 nell’atmosfera e il resto sottoterra); dall’esistenza di circa 3800 Tzar Bombe (Usa) di cui ne basterebbero 100 per distruggere un Paese più grande del nostro e 1000 per tutte le specie viventi sul pianeta, ivi compreso il placton, inizio della catena alimentare!

Non sorprende che nel convegno romano e in Esigete! (pp. 50-55), e in altre fonti, il Tnp sia stato definito ‘un inganno’ per di più continuamente “violato dal procedimento di modernizzazione delle armi” (L. M.).

Delle spese militari, almeno sembra, “il 25% è destinato a quelle correnti e un altro 25% agli investimenti (oggi superato)”, ma non è possibile effettuare vere economie perché l’art. IV, al comma 6, della legge 244 (31 dicembre 2004), firmata la notte successiva alla caduta del Governo, permettendo la “Revisione dello strumento militare per adeguarsi alle cifre spese dagli altri Paesi europei”, “destina le risorse eventualmente recuperate al Ministero della Difesa creando un circolo chiuso in cui la spesa, sostanzialmente, non si può ridurre.” (Roberto Cotti, Movimento 5 stelle, Commissione Difesa della Camera).

Il medesimo relatore ha aggiornato l’attento pubblico sugli F35 che, a parte gli addetti ai lavori, non mancano di sorprese: “essendo stati progettati e costruiti per portare la bomba nucleare B61/12 e bombe più piccole, accade che tali bombe dovranno essere riportate negli Usa, al costo di 11 miliardi di euro, per migliorarne le performance con alette e altri accorgimenti”.

In tutti i contributi del convegno romano, presente anche Maria Luisa Gizzio (Anpi), è emersa la cogente preoccupazione per l’irrimediabile e l’irreversibile, la catastrofe che può investire il pianeta e ‘modificarlo’, fatto salvo che non ha bisogno di noi, ma viceversa.

L’Appello diretto alla “Ministra degli Affari Esteri perché “si faccia interprete della protesta e della volontà di tutto il paese, che è quella di tutta l’umanità, per scongiurare il disastro di una catastrofe nucleare” (L. M.), punta a superare qualsiasi differenza, nazionalità, fede in nome della comune appartenenza all’umanità, affinché la priorità assoluta del disarmo nucleare entri nell’immaginario collettivo, sia sostenuta dalla società civile che non può “delegare ai soli vertici istituzionali o all’Onu la gestione di una trattativa che ha per protagonisti mondiali proprio i Paesi che hanno le armi nucleari, cui destinano fiumi di denaro.”

Al pericolo globale, agli enormi interessi di potere e di soldi che cela, l’argine della società civile è essenziale, anche per favorire l’avanzamento di negoziati multilaterali internazionali, come ha detto Viola Giuliano (Wilpf international) nel parlare del Tnp, “ulteriormente aggirato dal fatto che le poche iniziative bilaterali o trilaterali di riduzione delle scorte [es. Start] esistenti, sono in contrasto con i programmi di ‘ammodernamento’ multimiliardari”. (vedi mio articolo sul contributo della Wilpf ‘Dal rischio alla messa al bando delle armi nucleari’).
Le campagne di sensibilizzazione della società civile perciò “aiutano anche i governi a progredire su questioni difficili che richiedono compromessi e negoziazioni.” (V. G.)

Oltre agli incontri internazionali all’Appello, Ican, Wilpf, Loc e molti altri soggetti portano avanti l’urgenza di negoziare un Bando che abolisca il ricorso alle armi nucleari e vincoli anche chi non vorrà firmarlo, proprio nell’ottica del “danno planetario” e del superamento del “ricatto planetario” sorretto da un vortice di capitali destinati a industrie e laboratori, per scongiurare la moderna Apocalisse, l’inverno nucleare” (op. cit. pp. 49-50).

Prevederlo nei suoi aspetti complessi è quasi impossibile ma uno studio effettuato dal Consiglio Internazionale delle Unioni Scientifiche (Parigi), lo ha genericamente descritto: un pianeta al buio per le fitte e micidiali polveri che per anni impediranno ai raggi di Sole di raggiungerlo e scaldarlo nonostante i larghi buchi dell’ozono; un pianeta gelido, annientato nella vegetazione, agricoltura compresa, negli animali, bestiame di allevamento compreso, con ricaduta radioattiva (a differenza delle guerre chimiche e batteriologiche), che provocherà nei/nelle sopravvissuti/e una catena di morti per malattie sistemiche (leucemie, neoplasie, neomutazioni genetiche); tanto basterebbe per ritenere le minimalizzazioni dei “danni limitati”, dei “danni collaterali”, della “localizzazione del danno” semplici eufemismi per chi non rispetta la potenza del vento e dell’acqua, che non si fermano sui “confini nazionali” del Paese dell’Apocalisse.

Relatori e relatrici hanno sottolineato la bontà del nuovo approccio alla questione nucleare dall’angolazione “umanitaria e ambientale”.
In merito, Mario Giacavelli, medico e segretario nazionale dell’International Physician Preventing Nuclear War (L.P.P.N.W.), associazione premiata dal Nobel per la Pace (ott. 1984), e “che rappresenta nella storia della medicina una esigenza etica insopprimibile, la ragione stessa dell’essere medico”, ha ribadito che è meglio sempre “prevenire che curare”, perciò “evitare la guerra nucleare”, contestare chi “non potendo negare il dramma, cerca di ridurne la portata come ha fatto lo scienziato Teller, inventore della bomba all’idrogeno, contestato da 300 scienziati di 30 paesi che al contrario istruirono i medici a sottolineare il rischio di genocidio che grava su gran parte del genere umano (e non solo) nell’eventualità di un inverno nucleare.”

Il relatore ha ricordato la fruttuosa alleanza tra medici e giuristi; l’attualità dell’art. 32 della Costituzione che impone alla Repubblica la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività; le risoluzioni delle Nazioni Unite e i moniti delle Accademie Scientifiche, compresa la “Pontificia Accademia Scientiarum” che ha anch’essa definito la deprecabile evenienza di una guerra nucleare un ‘delitto contro l’umanità’”.

Rita Levi Montalcini, premio Nobel per i fattori di crescita neuronali e socia onoraria della Wilpf, e Daniel Bovet, premio Nobel per i sulfamidici, si sono sempre opposti agli armamenti nucleari e il secondo, presidente dell’ordine dei Medici, condannò alcuni ex-colleghi che partendo dai fattori di crescita dei batteri ne avevano accresciuto la virulenza facendone armi batteriologice; all’opposto, Ettore Biocca creò la medicina per la Pace.” (M. G.)

Le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki, quelle sottomarine sperimentali intorno alle isole Mururoa (top secret per le conseguenze mediche), le conseguenze mediche di Three Miles negli Usa, sono solo una piccola parte del racconto nucleare.
Sparse in tutto il mondo, “quel tipo di bombe sono già pronte alla guerra, questioni di minuti dall’arrivo dell’ordine” perciò Alfonso Navarra ha ribadito che non bisogna parlare solo di quantità e di dislocazione delle bombe nucleari ma delle loro dottrine d’impiego, dei criteri di guerra che ‘giustificano’ il sacrificio di vaste aree.
L’Italia non possiede armi nucleari “ma ospita basi di Stati che le hanno (es. Aviano e Gheti) e in una quindicina di poligoni (tre in Sardegna) avvengono esercitazioni di altri Stati, comprese quelle sulle “zucche”, bombe nucleari “inerti” e altri marchingegni.”(A. N.).

Il ruolo politico delle armi nucleari è un capitolo interessante di Esigete! , laddove alle tante preziose informazioni si accompagna la certezza che tutto in fondo si gioca “nel buon senso di sopprimere lo stato di allerta delle bombe, allontanare da noi le testate nucleari, impedirne con il Bando la proliferazione e assicurarsi che deliri di potenza e interessi economici rendano invivibile la vita su un pianeta dove c’è ancora tanto da fare, come dimostrano le 35 raccomandazioni inflitteci dall’Europa (dal 2009) a fronte di violazioni dei diritti umani.

Il pensiero non può non andare a Bertha Wilhelmine Lisel von Suttner-Kinsky von Wchinitz und Tettau (1843-1914), Premio Nobel per la Pace (1905), pacifista della prima ora, fondatrice di molte associazioni pacifiste e libertarie, che insieme a Margarethe Selenka promosse la Conferenza di Pace de l’Aja che vide la nascita del Comitato femminile, pacifista e libertario, diventato la Wilpf.

I suoi saperi sulla condanna delle guerre e su come cercare di evitarle li trasfuse in Giù le armi. Fuori la guerra dalla storia (1989), tradotto in venti lingue. Al Congresso di Pace del 1908 proclamò la necessità dell’Unità europea quale unico mezzo contro ‘la catastrofe’ dei venti di guerra e morì un mese prima dello scoppio ufficiale della Prima guerra mondiale. La sua effige, nella biblioteca comunale di Busalla (Genova) comunica forza, libertà e serenità e così dalle monete da 2 euro austriache, e la sua esperienza di vita è stata certamente, per chi scrive, più magistrale di quella di chi corre verso l’Apocalisse.


Esigiamo il disarmo nucleare

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